La cistite polipoide: come differenziarla dal carcinoma uroteliale

La cistite polipoide nel cane è una proliferazione infiammatoria e non neoplastica della mucosa vescicale che può formare polipi o ispessimenti parietali diffusi e simulare, clinicamente ed ecograficamente, un carcinoma uroteliale.
E’ pertanto molto importante intraprendere il corretto iter diagnostico per evitare errori decisionali in pazienti con lesioni vescicali sospette.
Riassumiamo in questo blog i principali aspetti clinico-patologici di questa patologia, traendo spunto dalla letteratura scientifica più recente.
Esame istologico di vescica di cane con cistite polipoide (per gentile concessione di Margherita Orlandi, Med Vet DiplECVP, Mylav)

I dati di un recente studio clinico
Un recente studio retrospettivo monocentrico condotto presso il North Carolina State Veterinary Hospital (Price et al, Journal of Veterinary Internal Medicine 2025) ha riesaminato le cartelle cliniche di cani valutati tra gennaio 2004 e ottobre 2020 alla ricerca di pazienti canini con diagnosi definitiva o presuntiva di cistite polipoide.
Sono stati inclusi complessivamente 112 cani: 59 con diagnosi confermata istologicamente e 53 con diagnosi presuntiva, basata su reperti di imaging compatibili, anamnesi di infezioni urinarie o urolitiasi, localizzazione tipica della lesione e decorso ritenuto incompatibile con una neoplasia. Per i casi senza biopsia, la sopravvivenza superiore a un anno senza trattamento oncologico è stata utilizzata come elemento indiretto contro la presenza di tumore vescicale.
Popolazione studiata
L’età mediana alla diagnosi era di 8,5 anni, con un intervallo tuttavia molto ampio, da 6 mesi a 15 anni. Sebbene le femmine rappresentavano il 64,3% dei casi, questo studio non ha dimostrato una chiara predisposizione sessuale o di razza.
In studi precedenti veniva invece rilevata una maggiore predisposizione per le femmine: la maggiore predisposizione alle infezioni urinarie nelle femmine (in particolare quelle con eccessive pieghe vulvari) si ritiene possa favorire l’insorgenza di infezioni croniche/ricorrenti e quindi predisporre per la cistite polipoide.
La durata mediana dei segni clinici prima della visita specialistica era di 84 giorni, dato coerente con la natura cronica del processo infiammatorio alla base della cistite polipoide.
Presentazione clinica
I rilievi clinici più frequenti erano:
- ematuria macroscopica: 37,5%
- stranguria: 25%
- pollachiuria: 22,3%
- infezioni urinarie ricorrenti: 14,3%
Tuttavia nel 11,6% dei cani la lesione vescicale è stata identificata incidentalmente, in assenza di segni delle basse vie urinarie.
All’esame delle urine, l’ematuria era presente nel 64,7% dei campioni, la piuria nel 35,2% e la batteriuria osservabile al sedimento nel 27,6%.
Questi dati confermano come la cistite polipoide si associ a rilievi clinici e laboratoristici riconducibili ad una condizione infiammatoria cronica delle vie urinarie.
Fattori associati o predisponenti la cistite polipoide
I principali fattori ritenuti responsabili dell’infiammazione cronica erano:
- infezione delle vie urinarie: 61/112 cani, 54,5%
- urocistolitiasi: 38/112, 33,9%
- entrambe le condizioni: 14/112, 12,5%
Nel 14,3% tuttavia dei casi non è stato identificato un fattore predisponente evidente.
Il microrganismo isolato più frequentemente era Escherichia coli, seguito da Enterococcus faecalis e Staphylococcus pseudintermedius.
Il risultato ridimensiona l’ipotesi, avanzata in studi precedenti, di un’associazione specifica tra cistite polipoide e infezione da Proteus spp.
Un limite importante è che circa il 30% dei cani di questo recente studio aveva ricevuto antibiotici nelle due settimane precedenti la valutazione: ciò può aver ridotto la sensibilità delle urinocolture e sottostimato la prevalenza reale delle infezioni.
Nell’uomo la maggior parte delle cistiti polipoidi si associa al posizionamento (cronico/ripetuto) di cateteri urinari: questo fattore non sembra invece essere associato alla patologia canina.
Reperti di diagnostica per immagini
L’ecografia addominale è stata eseguita in 101 cani.
I reperti principali sono stati:
- strutture polipoidi: 43,6%
- masse a base larga: 25,7%
- ispessimento della parete vescicale: 24,8%
Tra i cani con una massa definita, l’80% delle lesioni era localizzato all’apice cranioventrale della vescica; il 13% era nel trigono.
Questa distribuzione è clinicamente rilevante: la cistite polipoide tende a interessare l’apice vescicale, mentre il carcinoma uroteliale canino è più frequentemente localizzato nel trigono.
La sede, tuttavia, non è diagnostica in senso assoluto, perché alcune lesioni infiammatorie possono comunque essere presenti nel trigono.
Cistoscopia e istopatologia
La cistoscopia è stata effettuata in 48 cani e ha evidenziato masse polipoidi evidenti nell’89% dei casi. Nella maggior parte erano multiple e localizzate nell’apice cranioventrale. Negli altri casi erano presenti ispessimenti diffusi. Tra i cani con polipi rilevabili, il 79% erano multipli e il 21% singoli.
All’esame istologico i reperti più comuni comprendevano:
- infiltrato infiammatorio: 65%
- iperplasia epiteliale: 60%
- emorragia sottomucosa: 50%
- edema sottomucoso: 41%
- proiezioni papillari: 31%
- nidi di Brunn: 17%
L’infiammazione era prevalentemente linfoplasmacellulare e generalmente lieve o moderata. Questi reperti sostengono la natura reattiva e infiammatoria cronica della malattia.
L’istologia può tuttavia condurre a risultati dubbi se le biopsie sono piccole o con artefatti legati alla raccolta del campione: da qui l’importanza di campionamenti multipli (in caso di lesioni diffuse) e di buona qualità.
Mutazione BRAF V595E
La mutazione BRAF V595E, frequentemente presente nel carcinoma uroteliale canino (circa 80-90% dei casi), non è stata rilevata invece in nessuno dei campioni testati con diagnosi di cistite polipoide.
Questo risultato sostiene l’utilità del test BRAF come elemento complementare nella distinzione tra cistite polipoide e carcinoma uroteliale.
Tuttavia, un risultato negativo non esclude completamente una neoplasia, perché una quota dei carcinomi uroteliali canini non presenta questa mutazione (circa 10-20%).
Trattamento
La gestione terapeutica non è standardizzata in letteratura.
I trattamenti nel più recente studio comprendevano infatti:
- antibiotici nel 65,2% dei cani
- chirurgia nel 32,1%
- rimozione cistoscopica dei polipi mediante ansa o laser in 15 cani
- farmaci antinfiammatori in 23 cani
- trattamento contestuale dell’urolitiasi o delle condizioni predisponenti
La chirurgia comprendeva soprattutto cistotomia con asportazione dei polipi, spesso associata alla rimozione di calcoli. Anche la polipectomia cistoscopica sembrava efficace.
Lo studio, tuttavia, non consente di stabilire quale approccio sia superiore, perché la scelta del trattamento dipendeva dal singolo caso clinico e non vi era randomizzazione né standardizzazione.
Follow-up e prognosi
Il follow-up mediano nello studio di Price et. Al (2025) era di 8 mesi, con un intervallo da 1 mese a 8,4 anni: il 20% dei cani ha presentato recidiva di segni delle basse vie urinarie, infezioni o urolitiasi.
Queste recidive non coincidevano necessariamente con la ricomparsa dei polipi: una persistenza documentata della cistite polipoide è stata osservata soltanto in tre cani.
Tra i 50 cani sottoposti a ecografia di controllo, 22 mostravano risoluzione, 6 miglioramento, 22 reperti stabili e nessuno mostrava un peggioramento ecografico.
Durante il follow-up disponibile nessuno dei 112 cani inclusi ha sviluppato una neoplasia maligna delle vie urinarie.
Questo dato suggerisce una prognosi generalmente buona, ma non dimostra che la trasformazione neoplastica sia impossibile: il follow-up era variabile e relativamente breve in molti soggetti.
Interpretazione critica
Il principale contributo dello studio di Price et al. (2025) è dimostrare che, in un cane con massa vescicale, la cistite polipoide deve essere considerata seriamente quando sono presenti: localizzazione apicale o cranioventrale, infezione urinaria cronica o urolitiasi concomitanti o pregresse, reperti ecografici polipoidi, test BRAF V595E negativo, decorso clinico non aggressivo.
La combinazione di questi elementi può sostenere una diagnosi presuntiva, ma non sostituisce l’istopatologia quando il sospetto oncologico è significativo.
Principali limiti metodologici
Le conclusioni devono essere interpretate alla luce di diversi limiti: natura retrospettiva dello studio di Price et. Al (2025), studio condotto in un unico ospedale universitario, quasi metà dei casi non confermata istologicamente, criteri di inclusione parzialmente basati sul decorso clinico, trattamenti e controlli non standardizzati, follow-up incompleto e molto variabile, possibile sottostima delle infezioni urinarie per precedente terapia antibiotica, test BRAF eseguito solo in una minoranza dei casi, impossibilità di confrontare in modo affidabile trattamento medico, chirurgico e cistoscopico.
Conclusione pratica
La cistite polipoide è una condizione infiammatoria benigna, frequentemente associata a infezioni urinarie e calcoli vescicali, che può imitare una neoplasia.
La localizzazione cranioventrale, l’assenza della mutazione BRAF V595E e un contesto di infiammazione cronica rendono la diagnosi più probabile.
La prognosi appare favorevole e la progressione verso carcinoma non è stata osservata nella coorte, ma nei casi con lesioni persistenti, progressive, localizzate nel trigono o con BRAF positivo sono indicati biopsia adeguata e monitoraggio nel tempo.
Bibliografia: Price et al. Journal of Veterinary Internal Medicine, 2025; 39:e70049 https://doi.org/10.1111/jvim.70049
Walter Bertazzolo, Med. Vet. EBVS European Specialist in Veterinary Clinical Pathology (Dipl. ECVCP); Direttore Scientifico di MYLAV
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