Accuratezza diagnostica della concentrazione di Sieroamiloide A nei gatti con pielonefrite

La pielonefrite nel gatto è una patologia subdola, che non sempre può essere diagnosticata con facilità. L'infezione del bacinetto e del parenchima renale, causata nella maggior parte dei casi dalla risalita di batteri dalle basse vie urinarie, si presenta infatti spesso con segni clinici vaghi e aspecifici. Letargia, anoressia, vomito o calo ponderale dominano frequentemente il quadro clinico, mentre la classica ipertermia è presente in meno della metà dei casi.
A complicare ulteriormente lo scenario interviene l'elevata frequenza di comorbidità urologiche: i pazienti affetti da pielonefrite sono spesso gatti anziani (femmine nella maggior parte dei casi) con una nefropatia cronica (CKD) sottostante.
Distinguere una riacutizzazione di una CKD, un'ostruzione ureterale, una cistite batterica o una batteriuria subclinica da una pielonefrite attiva rappresenta una vera e propria sfida.
Sezione ecografica trasversale e longitudinale di un paziente affetto da pielonefrite: Si riscontra aumentata ecogenicità del grasso che circonda il bacinetto, associata a lieve dilatazione di quest’ultimo (per gentile concessione della Dr. Annalisa Liotta, DiplECVDI).

Quali strumenti diagnostici abbiamo a disposizione?
Il gold standard diagnostico imporrebbe l'esecuzione di una coltura microbiologica sul campione di urina prelevato direttamente tramite pielocentesi ecoguidata. Tuttavia, si tratta di una procedura invasiva, tecnicamente complessa e non priva di rischi, raramente praticabile nell'attività clinica di routine.
Nella quotidianità ci si affida quindi alla combinazione di urinocoltura da cistocentesi, esami ematologici e reperti ecografici (come la pielectasia).
Ma cosa fare quando i dubbi persistono e i margini di sovrapposizione tra le diverse patologie urologiche rimangono ambigui?
Un recente studio di accuratezza diagnostica condotto dalle Università di Copenaghen, Aarhus, Guelph e dal Blue Star Veterinary Hospital di Göteborg, pubblicato sul Journal of Small Animal Practice nel 2026, ha valutato l’utilità di alcuni parametri biochimici ed ematologici non invasivi nel fornire un aiuto per diagnosticare correttamente i casi di pielonefrite: la Sieroamiloide A (SAA), il rapporto Neutrofili/Linfociti (NLR), il rapporto Monociti/Linfociti (MLR) e il Feline Kidney Injury Molecule-1 urinario (uKIM-1, un biomarker di danno renale acuto utilizzato in particolar modo in ambito di ricerca).
La SAA è una proteina di fase acuta maggiore nel gatto, sintetizzata dal fegato in risposta a stimoli infiammatori o infettivi.
La sua cinetica è straordinariamente rapida: i suoi livelli ematici possono incrementare in modo massivo già entro 8 ore dall'insulto flogistico. Sebbene la SAA aumenti in molteplici patologie sistemiche (es. ascessi, FIP, polmoniti), gli autori dello studio hanno voluto testare la sua concentrazione all'interno di una popolazione specificamente composta da gatti con disordini urologici.
Nello studio sono stati valutati inoltre il rapporto Neutrofili/Linfociti (NLR) e il Rapporto Monociti/Linfociti (MLR). La neutrofilia, la monocitosi e la linfopenia sono infatti reperti ematologici comuni nei casi di infiammazione sistemica.
NLR e MLR sono rapporti facilmente calcolabili da un semplice esame emocromocitometrico, che combinano componenti cellulari del sistema immunitario innato e adattativo.
Alterazioni di questi parametri sono state dimostrate in gatti affetti da varie condizioni infiammatorie ed infettive, ed i rapporti leucocitari potrebbero potenzialmente fungere da marcatori discriminanti nei gatti con pielonefrite.
ll Feline Kidney Injury Molecule-1 urinario (uKIM-1) è un recettore delle cellule epiteliali tubulari prossimali del rene e un marcatore altamente specifico di danno renale acuto ischemico o tossico nell'uomo, nel gatto e nei roditori.
La molecola è stata identificata nell'urina e nel tessuto renale di gatti con danno renale acuto confermato e sospetto, ma la sua concentrazione e l'entità del danno tubulare nei gatti con pielonefrite non era stata mai indagata.
Nello studio in esame, i livelli di KIM-1 urinario (normalizzati sul peso specifico delle urine) sono stati misurati mediante un test immunologico a flusso laterale specifico per la specie felina.
Lo studio ha analizzato i campioni di 71 gatti, suddivisi in diversi gruppi: pielonefrite confermata (tramite pielocentesi), pielonefrite presunta (segni clinici/ecografici indicativi e urinocoltura da cistocentesi positiva), ostruzione ureterale, CKD stabile, cistite/batteriuria subclinica e soggetti sani di controllo.
Le concentrazioni mediane di SAA nei gatti con pielonefrite confermata sono risultate significativamente più elevate rispetto a quelle dei gatti sani e dei gatti con altre condizioni urologiche (P < 0,001).
Le concentrazioni mediane di SAA nei gatti con pielonefrite presunta sono risultate significativamente più elevate rispetto a quelle dei gatti sani (P = 0,004) e dei gatti con altre condizioni urologiche (P = 0,021).
Per quanto riguarda NLR e MLR, i gatti con pielonefrite confermata e presunta hanno mostrato rapporti significativamente più elevati rispetto ai gatti sani, con (P = 0,006) e (P = 0,039) rispettivamente, ma non rispetto ai gatti con altre condizioni urologiche.
A differenza della SAA, NLR e MLR hanno tuttavia mostrato ampie aree di sovrapposizione tra i gruppi.
Un focus su SAA
I dati emersi sulla SAA sono stati clinicamente rilevanti: i gatti affetti da pielonefrite confermata e presunta hanno mostrato concentrazioni mediane di SAA rispettivamente di 180,3 ug/mL e 607,4 ug/mL, al contrario dei gatti con CKD, cistite o ostruzioni ureterali non complicate, nei quali la SAA è rimasta estremamente bassa, con una mediana di appena 0,4 ug/mL.
Inoltre a differenza degli altri parametri ematologici (NLR e MLR), che hanno mostrato aree di sovrapposizione tra i gruppi, la SAA ha separato i pazienti con infezione renale attiva dagli altri disordini urologici con elevata precisione.
La SAA si è inoltre dimostrata un indicatore di flogosi sistemica di gran lunga più sensibile e affidabile rispetto alla temperatura rettale, in quanto solo il 48% dei gatti con pielonefrite presentava ipertermia al momento del ricovero.
Quale cut-off applicare in clinica?
Attraverso l'analisi delle curve ROC, gli autori dello studio hanno identificato una soglia decisionale ottimale a 49,1 ug/mL. Applicando questo valore soglia per differenziare la pielonefrite dalle altre patologie urologiche, il test ha espresso una sensibilità del 95%, una specificità del 97%, un Rapporto di Verosimiglianza Positivo (LR+) pari a 32.
In termini pratici, un gatto che si presenta in clinica con azotemia o sintomi urologici e mostra una SAA superiore a ~50 mg/L ha una probabilità 32 volte maggiore di avere una pielonefrite in atto rispetto a un'altra patologia urinaria.
Inoltre, lo studio ha confermato l'utilità della SAA nel monitoraggio terapeutico: in 12 su 14 gatti seguiti nel tempo, i livelli di SAA si sono completamente normalizzati (ritornando sotto i 5 ug/mL) entro una settimana dal termine della terapia antibiotica, parallelamente alla risoluzione dell'infezione.
KIM-1 urinario
Le analisi del KIM-1 urinario sono state eseguite su campioni di urina conservati provenienti da 63 gatti. Sono stati rilevati aumenti del uKIM-1 da lievi a marcati rispettivamente in 12/20 gatti con pielonefrite e in 7/12 gatti con ostruzione ureterale.
Il KIM-1 urinario è risultato significativamente più alto nei gatti con pielonefrite presunta e confermata e nei gatti con ostruzione ureterale rispetto ai gatti sani e ai gatti con batteriuria subclinica/cistite.
Questo dato supporta la specificità locale del marcatore. Una cistite non induce sofferenza renale parenchimale, motivo per cui il KIM-1 urinario rimane basale. Al contrario, l'infezione batterica del parenchima (nella pielonefrite) o l'aumento della pressione idrostatica intratubulare (nell’ostruzione ureterale) causano una lesione diretta ai tubuli prossimali, stimolando il rilascio di KIM-1 nelle urine.
Non è stata invece riscontrata alcuna differenza statisticamente significativa tra uKIM-1 nei gatti con CKD e qualsiasi altro gruppo.
Gli autori spiegano questo fenomeno ricordando che i tubuli ormai atrofici o fibrotici perdono parzialmente la capacità di produrre KIM-1. Di conseguenza, l'uKIM-1 si rivela eccezionale nel rilevare il danno cellulare attivo e acuto, ma perde sensibilità nelle lesioni cicatriziali cronicizzate.
A differenza della SAA, l'andamento del KIM-1 urinario durante il follow-up nei casi di pielonefrite ha mostrato fluttuazioni individuali marcate. Questo comportamento riflette probabilmente le dinamiche biologiche del tessuto renale in via di guarigione: la clearance dei detriti cellulari, la rigenerazione dell'epitelio tubulare e il ripristino del flusso urinario possono causare rilasci intermittenti del marcatore anche dopo che l'infezione batterica è stata risolta.
Conclusioni
Tramite questo studio, gli autori hanno riscontrato che la SAA aumenta nei gatti affetti da pielonefrite e diminuisce in risposta alla terapia.
Applicando una soglia di 49 ug/mL, la SAA aumenta considerevolmente la probabilità di pielonefrite nei gatti con patologie urologiche.
Inoltre, i risultati indicano che il danno tubulare prossimale è comune nei gatti con pielonefrite e nei gatti con ostruzione ureterale. Il decorso del danno tubulare si può valutare al meglio tramite test consecutivi; tuttavia, le implicazioni cliniche delle alterazioni di uKIM-1 restano ancora da studiare.
In conclusione, l'integrazione della SAA felina - oggi dosabile routinariamente e presente in molti profili MYLAV per gatti - permette di elevare lo standard diagnostico migliorando la prognosi dei pazienti felini.
Riferimento bibliografico Jessen, L. R., Moberg, F. S., Langhorn, R., Gravgaard, A. S., Dupont, N., Bak-Jacobsen, N., Reezigt, B. J., Jensen, A. L., Bienzle, D., & Nielsen, L. N. (2026). Increased serum amyloid A and urinary kidney injury marker-1 concentrations in cats with pyelonephritis: a diagnostic accuracy study. Journal of Small Animal Practice, 01-12. DOI: 10.1111/jsap.70140
Roberta Franchi, Med Vet, SMPA, GPCert(DLab), Esperto in Patologia Clinica di Mylav
Walter Bertazzolo, Med. Vet. EBVS European Specialist in Veterinary Clinical Pathology (Dipl. ECVCP); Direttore Scientifico di MYLAV
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