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Il Blog di Aggiornamento Scientifico di MyLav

Test diagnostici

Occhio alla razza!

Ogni volta che ci troviamo di fronte a risultati di laboratorio un po’ “strani”, prima di iniziare ad avventurarci in inutili elucubrazioni diagnostiche, è importante sempre essere certi che quella anomalia non sia semplicemente una caratteristica fisiologica normale per quella razza. Ciò accade con una certa frequenza in particolare in ematologia, biochimica clinica ed endocrinologia: cercherò di farvi alcuni esempi più o meno frequenti:

Eritrociti troppo piccoli o troppo grandi. In alcune razze è comune una microcitosi fisiologica. Per esempio si osserva tipicamente in alcune razze giapponesi, come gli akita inu. In questi soggetti sarà normale quindi osservare un numero elevato di RBC a fronte di una concentrazione di emoglobina e di ematocrito assolutamente normali. Non si tratta quindi di una reale eritrocitosi e non bisognerà pertanto iniziare un iter diagnostico per le varie cause di policitemia.

Figura 1: immagine tratta da un emogramma di akita inu, con un aumento degli RBC ma con concentrazione di emoglobina ed ematocrito praticamente nella norma. Trattandosi di RBC più piccoli (MCV 58) è di conseguenza ovvio avere un contenuto di emoglobina eritrocitaria ridotta (MCH e CH), a fronte di una concentrazione emoglobinica intra-eritrocitaria praticamente normale (CHCM).

 

In altre razze si può viceversa osservare una macrocitosi fisiologica. E’ il caso ad esempio dei barboncini. Nell’immagine seguente, tratta da un emogramma di cane sano di questa razza, è evidente una riduzione del numero di RBC, che però essendo molto voluminosi, conducono ad una concentrazione di emoglobina ed ematocrito normali. Per cui non possiamo parlare di vera anemia, ma di una condizione normalissima per questo paziente.

Figura 2, tratta da un emogramma di un barboncino normale. In questo caso la situazione è esattamente opposta rispetto al caso precedente, per cui MCH e CH risulteranno ovviamente aumentati ma con un CHCM ancora normale.

 

Piastrine enormi. Parlando sempre di ematologia, tutti ormai conoscono la macro-trombocitosi dei Cavalier King Charles Spaniels, che è spessissimo associata a forme asintomatiche di piastrinopenia. Questi cani hanno poche piastrine ma molto più voluminose, il che conduce ad una piastrinocrito pressoché normale. Dato che per la funzionalità piastrinica conta di più la massa globale circolante del numero di piastrine, è comprensibile che questi cani non abbiano problemi emostatici. Questa alterazione familiare geneticamente trasmissibile, è stata riscontrata anche in altre razze (es. Norfolk terriers, Cairn terriers) anche se con alcune piccole differenze di mutazione coinvolta e di modalità di trasmissione. Negli Akita Inu, una manna per gli ematologi veterinari a quanto pare, è frequente imbattersi in cani sani con trombocitopenie persistenti, anche di importante entità, per le quali tuttavia non esistono ancora spiegazioni eziopatogenetiche e genetiche accertate.

Figura 3. Macrotrombocitosi in un Norfolk terrier: alcune macropiastrine sono indicate dalle frecce ed hanno un volume stimabile apparentemente simile a quello di un eritrocita.

 

Abbiamo già discusso in passato sulle peculiarità ematologiche dei Greyhounds e levrieri simili, e non vi tornerò in questo blog (per chi fosse interessato può consultare l’argomento a questo link: https://www.mylavblog.net/generica/165-165.html)

Globuli bianchi immaturi. In relazione ai leucociti, possiamo portare l’esempio degli Australian sheep dog, che con una certa frequenza mostrano l’anomalia di Pelger-Heut, nella quale i polimorfo-nucleati neutrofili ed eosinofili sono invece quasi esclusivamente bandati. Ciò non deve indurci a pensare in questi casi ad una sepsi!

Figura 4, esempio di neutrofili con anomalia di Pelger-Heut in un pastore australiano.

 

Malattie metaboliche, insufficienze d’organo e endocrinopatie. Anche in biochimica clinica è possibile osservare apparenti anomalia a carico di alcuni analiti, che però sono fisiologici in quella specifica razza. L’esempio più eclatante è quello della creatinina dei gatti Birmani, che è spesso superiore a 2 mg/dL pur in assenza di patologia renale progressiva. E che dire dei maltesi, che hanno fisiologicamente gli acidi biliari sierici molto più alti? E altri esempi si possono portare in endocrinologia: nei levrieri e nel dogue de Bordeaux, i profili tiroidei devono essere interpretati con cautela per evitare diagnosi errate, in quanto questi cani hanno fisiologicamente valori di T4 più bassi degli altri cani adulti sani. 

Quindi, ogni qualvolta vi ritrovate dei valori di laboratorio un po’ strani in una cane o gatto di razza, provate a googolarli perché è molto probabile che qualcuno prima di voi li abbia notati e li abbia anche già descritti.

Walter Bertazzolo, Direttore Scientifico di MYLAV

 

 

 

 

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