Glomerulopatie nel cane: recenti dati da uno studio retrospettivo europeo sulla sopravvivenza (European Veterinary Renal Pathology Service - EVRPS)

Le glomerulopatie sono una causa ben nota di malattia renale cronica (CKD) nella specie canina. Pochi sono, tuttavia, gli studi che ne hanno valutato l’andamento, in termini di risposta al trattamento, sopravvivenza e monitoraggio della proteinuria e della funzionalità renale.
Questo recentissimo lavoro a livello Europeo ottenuto grazie alla sinergia tra il EVRPS e MYLAV, si è posto l’obiettivo di indagare la sopravvivenza, in relazione al sottotipo morfologico, nei pazienti con glomerulopatia sottoposti a biopsia renale.
Figura 1. Glomeruli rappresentativi colorati con PAS, caratterizzati da lesioni di glomerulonefrite membrano-proliferativa con espansione e ipercellularità mesangiale, ipercellularità endocapillare e irregolare ispessimento e duplicazione delle pareti capillari glomerulari (Foto Prof. Luca Aresu).

Selezione dei casi e suddivisione in base a patologia glomerulare
I pazienti inclusi in questo studio sono stati selezionati dal database del EVRPS (European Veterinary Renal Pathology Service) tra gennaio 2018 e dicembre 2023.
Sono stati inclusi, da 14 paesi europei, 110 cani che avevano una diagnosi istologica di glomerulopatia, identificata mediante le tecniche di microscopia, immunofluorescenza e microscopia elettronica a trasmissione.
Secondo i criteri definiti dal WSAVA Renal Standardization Study Group, sono stati identificati 3 gruppi:
A) ICGN: glomerulonefrite da immunocomplessi, con i suoi sottotipi (56%)
- MGN: glomerulonefrite membranosa
- MPGN: glomerulonefrite membranoproliferativa
- MeGN: glomerulonefrite mesangioproliferativa
- ICGN sclerosante
B) non-ICGN: glomerulonefrite non mediata da immunocomplessi, con i suoi sottotipi (35%)
- MDC: glomerulopatia a lesioni minime
- Amiloidosi
- FSGS: glomerulosclerosi focale segmentale
- Glomerulosclerosi globale diffusa
- Altre lesioni
C) JN: nefropatia giovanile (9%)
Figura 2. Microscopia elettronica di un’ansa capillare glomerulare e del mesangio adiacente, con evidenza di prominenti depositi elettrondensi mesangiali, compatibili con glomerulonefrite membrano-proliferativa (Foto Prof. Luca Aresu).

Segnalamento dei casi inclusi
Le caratteristiche della popolazione in esame erano abbastanza uniformi, tranne che per il gruppo JN, che presentava tutti soggetti appartenenti a delle razze e di età significativamente più giovane rispetto agli altri due gruppi (età media 2 anni, P=.001).
Il sesso dei pazienti e lo stato riproduttivo (castrati vs interi) non hanno mostrato differenze, contrariamente a quanto si osserva nell’uomo dove gli estrogeni hanno un effetto protettivo sulla funzione renale.
Rilievi clinico-patologici
I dati clinico-patologici registrati nei pazienti pre-biopsia, differivano solo tra i pazienti del gruppo JN e gli altri due gruppi: i pazienti del gruppo JN mostravano valori di albumina sierica significativamente maggiori e di proteinuria significativamente minori (P=.001), in linea con quanto osservato precedentemente in letteratura.
Il 50% dei pazienti in tutti e tre i gruppi è risultato iperteso, mentre le comorbidità sono risultate presenti in un 45% circa dei pazienti ICGN e non-ICGN, ed in un 10% dei pazienti JN: le malattie neoplastiche erano significativamente più rappresentate nei pazienti non-ICGN rispetto agli altri gruppi (P=.004).
Le malattie infettive, che però sono state scarsamente testate (20-30% dei pazienti), non mostravano differenza di distribuzione tra i tre gruppi.
Infine, i cani dei gruppi ICGN e non-ICGN sono risultati più soggetti a ricevere trattamenti pre-diagnosi rispetto al terzo gruppo, indipendentemente dal trattamento (P=.03).
Follow-up clinico
Lo studio ha analizzato i dati ottenuti dal monitoraggio clinico dei pazienti in seguito alla diagnosi istologica, relativamente alla terapia, ai dati clinico-patologici relativi alla malattia renale ed infine alla sopravvivenza.
Per ciò che riguarda la terapia, i farmaci antiproteinurici (in prevalenza ACE-inibitori) sono stati utilizzati in circa il 90% dei pazienti in tutti e tre i gruppi, non differendo quindi sostanzialmente nella proporzione dei pazienti trattati né nel tipo di farmaco utilizzato.
In circa il 50% dei pazienti, in tutti i gruppi, questo ha portato ad una riduzione di almeno il 50% della proteinuria, con un minor rischio di decesso, in linea con quanto osservato precedentemente in letteratura ed incoraggiando pertanto l’utilizzo di questa categoria farmacologica nei pazienti proteinurici indipendentemente dalla causa.
La terapia immunosoppressiva è stata prescritta in proporzione significativamente maggiore nei pazienti con ICGN (75%) rispetto ai pazienti degli altri due gruppi (P=.001).
Il farmaco utilizzato in prevalenza nei pazienti ICGN è stato il micofenolato mofetile: tuttavia, nessuna differenza è stata osservata in base al farmaco utilizzato in questo gruppo.
Inoltre, nessuna differenza di sopravvivenza è stata messa in luce tra pazienti trattati e non trattati con terapie immunosoppresive: questi dati possono essere la conseguenza di campioni piccoli, con pochi animali per gruppo di trattamento e dell’analisi retrospettiva che comporta spesso mancanza di dati e di uniformità nel dosaggio e nel monitoraggio terapeutico del paziente.
La terapia antitrombotica maggiormente utilizzata è stata il clopidogrel in tutti e tre i gruppi, con una proporzione di animali trattati non significativamente differente tra i gruppi (ICGN 49%, non-ICGN 50% e JN 29%).
L’utilizzo di questo genere di terapia intorno ad un massimo del 50% dei pazienti sottolinea come, probabilmente, il rischio trombotico sia sottostimato o può essere indice di timore del rischio di sanguinamenti.
Sottotipo istologico e sopravvivenza dei pazienti
I dati sulla sopravvivenza hanno messo in luce quanto segue: il 47% dei pazienti deceduti con ICGN sono morti per cause renali, mentre negli altri due gruppi erano il 61% (non-ICNG) e 50% (JN).
Al momento della raccolta dati, il 51% dei pazienti ICGN era vivo o con monitoraggio non pervenuto, mentre negli altri due gruppi questa percentuale era del 20% (non-ICGN) e del 40% (JN).
La sopravvivenza dei pazienti con ICGN è risultata significativamente più lunga rispetto ai pazienti del gruppo non-ICGN (P=.02): un utilizzo significativamente maggior in questi pazienti della terapia immunosoppressiva, potrebbe aver favorito questo outcome, così come valori di creatinina più bassi pre-biopsia nei pazienti ICGN sopravvissuti (probabile fattore prognostico positivo).
Tra i vari sottotipi istologici all’interno del gruppo ICGN non sono state riscontrate differenze di sopravvivenza, mentre nel gruppo non-ICGN, il sottotipo amiloidosi ha mostrato un outcome peggiore rispetto agli altri (P =.04) ed il gruppo FSGS ha mostrato l’outcome migliore (P =.02).
Queste osservazioni sono risultate in linea con i pochi studi precedenti, salvo per il fatto che i pazienti con amiloidosi inclusi in questo studio hanno presentato un tempo di sopravvivenza, sebbene peggiore rispetto agli altri gruppi, pari a circa il doppio rispetto ai pazienti con amiloidosi riportato in letteratura.
Ciò può essere dovuto al fatto che solo il 20% dei pazienti con amiloidosi in questo studio presentava comorbidità, con una situazione clinica iniziale migliore ed al fatto che non erano presenti cani di razza Sharpei, aventi prognosi sfavorevole in quanto spesso con azotemie elevate alla presentazione.
Creatinina, albumina plasmatica e proteinuria come fattori prognostici di sopravvivenza
Sulla base della sopravvivenza, si è rilevato che le concentrazioni di creatinina pre-biopsia erano significativamente maggiori nei pazienti ICGN non sopravvissuti, rispetto a quelli sopravvissuti (P=.007), potendo considerare quindi valori di creatinina maggiori come prognosticamente negativi in questo gruppo.
Allo stesso modo, nel gruppo non-ICGN, le concentrazioni di albumina e proteine totali pre-biopsia erano significativamente più basse nei pazienti non sopravvissuti rispetto a quelli sopravvissuti (P=.001 e .002 rispettivamente), mentre la proteinuria era significativamente maggiore nei pazienti deceduti (P=.009): pertanto, anche in questo gruppo, valori bassi di albumina e proteine totali e valori più alti di proteinuria sono considerabili come fattori prognostici negativi.
Nei pazienti di tutti i gruppi si è osservato un aumento >50% della creatinina sierica dal valore pre-biopsia, con un aumento significativamente più marcato nei pazienti con JN rispetto a quelli con ICGN (P=.03): nonostante questo dato, la sopravvivenza di questi pazienti non si è mostrata significativamente peggiore, sebbene i casi analizzati fossero un numero ristretto.
Limiti dello studio
I principali limiti di questo studio sono insiti nella natura retrospettiva e nel numero limitato di casi, una volta suddivisi nei vari sottotipi istologici: uno studio prospettico sarebbe ideale per confermare quanto osservato, eliminando problemi di uniformità e mancanza di dati, specialmente in relazione al percorso terapeutico e alle cause del decesso e dell’utilizzo di laboratori differenti per le valutazioni clinico-patologiche.
Conclusioni
La biopsia renale permette una caratterizzazione più accurata della patologia renale/glomerulare, che ha comportato in questo studio scelte terapeutiche mirate (terapia immunosoppressiva nei pazienti ICGN).
I pazienti ICGN hanno mostrato sopravvivenze relative alla malattia renale maggiori rispetto agli altri gruppi “istologici”, con un outcome peggiore invece per i pazienti con amiloidosi.
I monitoraggi hanno messo in evidenza un’importante riduzione della proteinuria in tutti i gruppi, con un miglioramento della sopravvivenza (fattore prognostico positivo).
Bibliografia
Eric Zini, Francesco Rossi, , Silvia L. Benali, Alice Nicolo, Donatella Gelli, Barbara Contiero, Francesco Dondi, Luca Aresu.
Impact of kidney biopsy on survival in dogs with glomerular disease in Europe: insights from the European Veterinary Renal Pathology Service
Journal of Veterinary Internal Medicine, Volume 40, Issue 4, July-August 2026, aalag161, https://doi.org/10.1093/jvimsj/aalag161
Dr.ssa Serena Bernardi, Med Vet, SMPA, GPCert(DLab), Esperto in Patologia Clinica di Mylav
Walter Bertazzolo, Med. Vet. EBVS European Specialist in Veterinary Clinical Pathology (Dipl. ECVCP); Direttore Scientifico di MYLAV
Commenti
- Nessun commento trovato








Lascia i tuoi commenti
Login per inviare un commento
Posta commento come visitatore