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Ormonali

Lo stato dell’arte sulla terapia farmacologica più appropriata per il gatto ipertiroideo (J Small Anim Pract. 2014 Jan;55(1):4-13)

L’ipertiroidismo felino è senza dubbio l’endocrinopatia più comune nei gatti al di sopra degli 8 anni di età.

L’aspetto clinico del gatto ipertiroideo è abbastanza tipico, la patologia deve essere sospettata ogni volta si abbiano dei sintomi caratteristici quali dimagramento e polifagia, poliuria/polidipsia, ipereccitabilità e caratteristiche peculiari del mantello con aree alopeciche ed opache e con aumento dei comportamenti di grooming.

Questi sono solo alcuni dei sintomi che caratterizzano l’endocrinopatia mentre altri possono essere notati solo da un occhio clinico esperto.

La diagnosi viene posta sia sulla base della sintomatologia che della palpazione accurata della ghiandola endocrina, palpazione che deve essere effettuata con tecnica appropriata.

La conferma diagnostica la si ottiene monitorando gli ormoni tiroidei, spesso indicativi della patologia in atto, altre volte con significato certo solo sulla base dell’iter diagnostico. 

TERAPIA

Trattandosi di una patologia tanto grave quanto frequente e che comporta un trattamento farmacologico ad vitam, è di fondamentale importanza che venga riconosciuta e diagnosticata presto e che altrettanto presto si inizi il trattamento terapeutico.

Fondamentalmente si possono seguire 4 strade differenti per approcciare il problema, una chirurgica (tiroidectomia) e una medica con farmaci antitiroidei, oppure con iodio radioattivo e dieta appropriata povera di iodio.

La terapia farmacologica è probabilmente quella più utilizzata ed anche più apprezzata dal proprietario che è sempre restio, salvo alcuni casi, a dover sottoporre il gatto ad un intervento chirurgico di asportazione d’organo.

La terapia farmacologica, comunque, può essere praticata sia come unica terapia per tutta la vita del gatto, sia anche come terapia preparatoria e stabilizzante l’animale prima della chirurgia o del trattamento con iodio radioattivo.

Due sono, ad oggi, i principi attivi largamente utilizzati per la terapia antitiroidea: il metimazolo ed il suo pro-farmaco carbimazolo; quest’ultimo viene rapidamente trasformato nella molecola farmacologicamente attiva, il metimazolo, rapidamente e completamente dopo la somministrazione orale.

In sostanza il rapporto di equivalenza fra le due molecole è, approssimativamente di 5/3 e cioè 5 mg di carbimazolo corrispondono a 3 mg di metimazolo.

DOSE DI ATTACCO 

La dose di attacco raccomandata per il trattamento dei gatti ipertiroidei è di 2,5 mg di metimazolo 2 volte al giorno o da 10 a 15 mg di carbimazolo  una volta al giorno. La dose di attacco massima (5 mg/bid per il methimazolo o 15 mg/die per il carbimazolo) dovrebbe essere utilizzata solo nei casi di grave ipertiroidismo con un valore di TT4 molto elevato e nei gatti non iperazotemici. 

AGGIUSTAMENTO DELLA TERAPIA

METHIMAZOLO: Molti gatti nei quali è stata utilizzata la dose di attacco raccomandata, divengono eutiroidei già dalle 2 alle 3 settimane dopo l’inizio della terapia; qualora questo non dovesse accadere si raccomanda di aumentare la dose giornaliera totale di methimazolo di 2,5 mg sino all’ottenimento dello stato di eutiroidismo.

CARBIMAZOLO: in questo caso il controllo può essere effettuato già 10 gg. dopo l’inizio della terapia e può prevedere un aumento della dose di aggiustamento di massimo 5 mg/die.

MONITORAGGIO DELLA TERAPIA

Il monitoraggio della terapia dovrebbe basarsi, oltre che sul controllo clinico accurato dell’animale, anche su alcune indagini strumentali quali, ad esempio, il controllo della pressione sistemica e le analisi del sangue e delle urine dell’animale. Il monitoraggio ematologico con valutazione del TT4 dovrebbe seguire lo schema seguente: 

1)   primo controllo dopo 2 – 3 settimane dall’inizio della terapia o dopo qualsiasi aggiustamento della stessa, finché non si sarà raggiunto lo stato di eutiroidismo;

2)   quindi tre mesi dopo la stabilizzazione del gatto;

3)   quindi ogni 6 mesi per tutta la vita dell’animale.

 

MANAGEMENT DELL’IPOTIROIDISMO IATROGENO

L'ipotiroidismo felino iatrogeno, dovuto, cioè, ad un dosaggio non appropriato della terapia, è una condizione ben conosciuta in clinica.

Il riconoscimento della stato di ipotiroidismo iatrogeno si basa, ovviamente, sull’individuazione di alcuni segni clinici caratteristici quali, ad esempio: letargia, disappetenza, cambiamenti del mantello e aumento del peso corporeo; va comunque confermato dal monitoraggio degli ormoni tiroidei.

In questo caso il dosaggio del TT4, da solo, non è sufficiente a confermare la diagnosi poiché questo ormone si abbassa anche in condizioni non legate strettamente alla patologia tiroidea. Per tale ragione, in caso di un valore di TT4 eccessivamente basso, è necessario testare anche il TSH (con metodica validata per il cane ma che ben risponde anche nella specie felina) che, in caso di ipotiroidismo iatrogeno, aumenta notevolmente.

Il management terapeutico in questo caso prevede lo schema di aggiustamento seguente: 

1)   se il gatto presenta un TT4 inferiore a 0,77 μg/dl occorre diminuire il dosaggio del farmaco del 25 – 50%;

2)   se il TT4 è compreso fra 0,77μg/dl e 1,17 μg/dl e l’animale non è iperazotemico il dosaggio non deve essere modificato;

3)   se il TT4 è compreso fra 0,77μg/dl e 1,17  μg/dl ma il gatto è iperazotemico, il dosaggio del farmaco dovrebbe essere comunque diminuito

4)    se il gatto ha assunto una dose di induzione della terapia molto bassa, al limite minimo raccomandato, la stessa andrà somministrata ogni 36 o 48 ore.


 

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Persone in questa conversazione

  • Dottor Fracassi,
    grazie per lo spunto utilissimo e pratico per affrontare questi pazienti spesso non semplici da gestire.
    Magnifico!
    Giliola Spattini

  • Ospite - Simonetta Miniaci

    Salve, ho un gatto di 16 anni ipertiroideo, sotto terapia da circa 19 mesi, ultimi 12 mesi Apelka, mensilmente porto il gatto in clinica per l’analisi di controllo per il dosaggio del farmaco, non ho mai capito se il gatto prima delle analisi può assumere Apelka? Grazie

  • Gent. Sig. Simonetta, il giorno del prelievo il paziente dovrebbe assumere normalmente il farmaco, secondo il suo regime giornaliero già impostato dal suo veterinario. Non è invece importante la tempistica del prelievo in quanto non cambia i risultati del controllo: può essere fatto a qualsiasi ora del giorno.
    Cordiali saluti
    Walter Bertazzolo & Federico Fracassi

  • Ospite - Paola

    Buongiorno, ho un gatto che ha 12 anni ipertiroideo a cui è stato prescritto Vidalta 10 mg e la situazione è rientrata e sotto controllo.
    Considerato che è un medicinale che dovrò somministrargli per sempre e che ha un costo rilevante e che paghiamo anche la ricetta per averlo, mi chiedevo se esiste un medicinale omologo ad uso umano meno costoso e senza ricetta.
    Grazie in anticipo per la gentile risposta

  • Cara Paola, l'uso dei farmaci veterinari deve seguire delle norme piuttosto restrittive: se per una determinata patologia sono registrati dei prodotti veterinari, il medico è OBBLIGATO ad utilizzare quelli, salvo casi eccezionali (uso in deroga), per esempio malattie in cui un farmaco veterinario non sia ancora disponibile. Su questo la normativa è abbastanza rigorosa ed il medico curante rischia grosso se non la segue.
    Walter

  • Ospite - Mia

    Buonasera,
    Ho un gatto di circa 13 anni con valori alti tiroidei poco sopra il range. Mi è stato prescritto Apelka con dose 0.5 mg mattina e sera. Il mio gatto è restio nell assunzione.
    Esistono farmaci con questa dose o poco più alta sotto forma di compresse?

  • Cara Mia, esistono anche farmaci in compresse ma deve chiedere al suo veterinario curante quale sia la posologia più appropriata al suo caso.
    Buona giornata

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