I Virus Emergenti del Cane e del Gatto
Secondo l'OMS, le malattie infettive emergenti sono classificate come "malattie causate da agenti patogeni recentemente identificati o precedentemente sconosciuti che causano problemi di salute pubblica a livello locale e internazionale". Questa definizione può applicarsi anche alla medicina veterinaria.
Negli ultimi anni, anche grazie all’impiego di tecniche avanzate di biologia molecolare, come il "next generation sequencing (NGS)", nuovi agenti virali sono stati identificati nel cane e nel gatto. Altri virus, pur essendo noti da tempo, hanno invece conosciuto un’espansione della distribuzione geografica oppure un aumento dell’incidenza di casi clinici.
Tra i parvovirus, oltre ai classici ceppi di parvovirus del cane (CPV) e del gatto (FPV) (Carnivore protoparvovirus 1), sono meritevoli di approfondimento i bufavirus ed i bocaparvovirus.
I bufavirus del cane (CBuV) e del gatto (FBuV) (Carnivore protoparvovirus 3) sono stati classificati come una nuova specie virale, all'interno del genere Protoparvovirus. CBuV è stato individuato per la prima volta nel 2011 in una cucciolata di cinque mesi colpita da malattia respiratoria, mentre FBuV è stato identificato nel 2017 in gatti con forme respiratorie e/o enteriche. Nei carnivori domestici è stato ipotizzato un tropismo preferenziale per il tratto respiratorio, sebbene siano stati pubblicati alcuni studi che testimoniano il loro ruolo enteropatogeno.
I bocavirus causano malattie in diversi animali e nel gatto comprendono diverse specie virali. I bocaparvovirus felini (FBoV) sono stati per la prima volta nel 2012 a Hong Kong e comprendono tre ceppi principali: FBoV-1, FBoV-2 e FBoV-3, tra i quali FBoV-1 (Carnivore bocaparvovirus 1) è sicuramente un agente enteritogeno, essendo stato associato a gravi forme di diarrea nel gatto.
Gli astrovirus del cane (CAstV) e del gatto (FAstV) sono ampiamente diffusi nelle rispettive popolazioni animali. Per CAstV è stata osservata una maggiore prevalenza nei cuccioli con sintomi gastroenterici rispetto a cuccioli sani ed anche l’entità dell’escrezione virale risulta correlata alle manifestazioni cliniche. Nel gatto, questi virus sembrano esacerbare le manifestazioni cliniche causate da altri patogeni, specie FPV.
Particelle di Astrovirus visualizzate al microscopio elettronico.

I rotavirus di gruppo A sono responsabili di diarrea in diverse specie animali, inclusi cani e gatti. I rotavirus felini, in particolare, sono importanti non solo perché impattano sulla salute dei gatti, ma anche perché possiedono un potenziale zoonosico: ceppi felini, specie dei genotipi G3P[9] e G6P[8], sono stati associati ad estese epidemie di rotavirosi nei bambini in diverse parti del mondo.
Un altro virus che è stato associato ad enterite nel gatto è il circovirus felino (FeCV), analogamente a quanto descritto per il circovirus del cane (CaCV), il cui ruolo nell’insorgenza della diarrea acuta è ampiamente documentato. In particolare, CaCV rappresenta un copatogeno importante rispetto a patogeni primari ben più noti, come CPV ed il coronavirus del cane. Per FeCV, invece, gli studi sulla patogenicità sono ancora in corso, ma tutto lascia presumere un comportamento biologico simile all’analogo canino.
Nel gatto, il morbillivirus felino (FeMV) sta attirando molta attenzione in medicina veterinaria. Si tratta di un virus correlato antigenicamente al virus del cimurro del cane ed a quello del morbillo dell’uomo, che riconosce un’elevata circolazione nelle colonie e negli allevamenti, in quanto si trasmette attraverso il contatto con le urine infette. FeMV è stato associato alla malattia renale cronica (CKD), causando prevalentemente una nefrite tubulo-interstiziale, che nel tempo porta alla perdita della funzione renale. Negli stadi iniziali l'infezione iniziale è asintomatica o presenta sintomi lievi e generici, mentre i segni clinici evidenti compaiono solitamente quando il danno renale è già avanzato e consistono in poliuria/polidipsia, dimagrimento e letargia.
Un altro virus emergente del gatto è il Domestic cat hepadnavirus (DCH), identificato per la prima volta nel 2018 in Australia e lontanamente imparentato con il virus dell’epatite B dell’uomo. DCH è stato rilevato sia nel sangue che nel tessuto epatico, con una maggiore prevalenza nei gatti con infezione retrovirale e con valori epatici alterati. Il virus è stato associato, infatti, a danno epatico.
I gatti con profilo ematochimico indicativo di danno epatico hanno probabilità circa 3 volte superiori di essere DCH positivi rispetto ai gatti con parametri ematochimici normali. Come per l’infezione da HBV, anche quella sostenuta da DCH potrebbe scatenare un'epatite cronica immunomediata caratterizzata da necrosi, rigenerazione e fibrosi, che progredisce in cirrosi e carcinoma epatocellulare.
Infine, degni di nota sono due virus neurotropi che, tra i carnivori domestici, possono colpire soprattutto il gatto: Bornavirus (BoDV) e Rustrela virus (RusV). Entrambi questi virus riconoscono delle specie animali che fungono da serbatoi dell’infezione, rappresentati da talpe e roditori selvatici; tuttavia, BoDV presenta uno spettro d’ospite più ampio, andando a colpire non solo i felidi domestici e selvatici, ma anche una ampia varietà di mammiferi, uomo compreso, nonché gli uccelli.
Casi di malattia neurologica causati da BoDV e RusV sono frequentemente registrati nei gatti, mentre il cane è raramente interessato solo da BoDV. I gatti si infettano soprattutto a causa dell’attività predatoria verso i serbatoi naturali dell’infezione: altre vie di trasmissione, come il contatto con secrezioni o escrezioni di talpe e roditori infetti non possono essere escluse ma sono considerate meno probabili.
BoDV ha una diffusione geografica molto ampia, anche se la maggior parte dei casi si registrano in Europa centrale, in particolare in Germania e nei Paesi confinanti. Alcuni casi di malattia sono stati descritti anche in Italia.
L’areale di distribuzione di RusV è più ristretto, poiché l’infezione sembra essere diffusa quasi esclusivamente in Europa centrale e settentrionale. Casi recenti sono stati però segnalati anche in felidi selvatici del Nord America.
Molti di questi nuovi agenti virali possono attualmente venire ricercati ed identificati mediante tecniche molecolari presso il laboratorio Mylav (si rimanda alle novità del listino Mylav 2026).
Approfondimenti bibliografici
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Nicola Decaro, DVM, PhD, Dipl. ECVM, Presidente dell’European College of Veterinary Microbiology, Professore Ordinario di Malattie Infettive degli Animali. Dipartimento di Medicina Veterinaria, Università degli Studi di Bari - Esperto Mylav in Virologia e Microbiologia.
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