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Aggiornamento bibliografico

Alcune novità su l’SDS-AGE nel gatto nefropatico

Che informazioni possono derivare dallo valutazione dell'escrezione delle proteine urinarie nei gatti nefropatici? Uno studio recentemente pubblicato sul Journal of Feline Medicine and Surgery ha indagato questi aspetti in due gruppi di gatti nefropatici e di controllo. Ve ne riassumiamo i risultati e le conclusioni in questo post.

In questo post di aggiornamento bibliografico vi parleremo di un recente studio pubblicato sul Journal of Feline Medicine and Surgery (Giraldi M, Paltrinieri S, Scarpa P. Electrophoretic patterns of proteinuria in feline spontaneous chronic kidney disease. 22(2):114-121; 2020).

Lo studio ha come oggetto d’indagine l’analisi qualitativa della proteinuria nel gatto nefropatico cronico, eseguita attraverso l’elettroforesi su agar gel previo trattamento delle proteine urinarie con sodio dodecil solfato (SDS-AGE - sodium dodecyl-sulphate agar gel electrophoresis).

Allo stato attuale, sono poche le evidenze scientifiche descritte in letteratura riguardo i pattern elettroforetici urinari nel gatto nefropatico e, di riflesso, riguardo l’utilità di questa metodica nell’approccio diagnostico al paziente nefropatico felino. Gli autori dello studio si sono quindi posti l’obiettivo di descrivere i pattern elettroforetici urinari sia dei pazienti nefropatici sia dei soggetti a rischio di sviluppare la nefropatia cronica; inoltre è stata indagata la possibile associazione tra specifiche bande elettoforetiche e la nefropatia cronica.

Per questi scopi sono stati inclusi 70 campioni di urina raccolti da 22 gatti nefropatici a diversi stadi IRIS (44 campioni) e 17 gatti (26 campioni) a rischio di sviluppare nefropatia (ovvero gatti di età superiori a 8 anni o appartenenti a razze predisposte a nefropatia cronica).

I surnatanti dei campioni urinari sono stati quindi saggiati con la metodica SDS-AGE ed i tracciati così ottenuti sono stati valutati per la presenza, tipo di bande elettroforetiche e per il tipo di pattern (Figura 1).

 

Un primo risultato interessante è stato il riscontro di bande glomerulari (proteine con peso molecolare maggiore dell’albumina) nella maggior parte dei soggetti clinicamente sani e non proteinurici classificati come a rischio: 22 su 26 (84.6%) esami presentavano bande glomerulari (un esempio nella Figura 1, gatti 2 e 4)

Gli autori ipotizzavano che tali proteine potessero verosimilmente essere rappresentate da cauxina e uromodulina (due proteine fisiologicamente presenti nelle urine di gatto), oltre che da ridotte quantità di albumina. Questo risultato sottolinea che l’esame qualitativo della proteinuria, eseguito senza tenere conto del rapporto PU/CU e di una valutazione clinica del paziente, può essere poco utile se non fuorviante.

Un ulteriore importate risultato è stata l’associazione statisticamente significativa tra bande tubulari, ovvero con peso molecolare inferiore all'albumina (Figura 1, gatti 3 e 4), con la presenza di una nefropatia a tutti gli stadi IRIS: 18 su 44 campioni da gatti nefropatici presentavano bande tubulari a fronte di 1 caso nel gruppo dei 26 campioni da gatti a rischio.

Inoltre, 11 su 25 campioni da gatti con PU/CU >2 presentavano bande tubulari a fronte di 8 su 45 campioni da gatti con PU/CU <0.2, dimostrando una associazione significativa tra proteinuria clinicamente significativa e bande tubulari. La presenza di proteine ad alto peso molecolare non era invece associata né a nefropatia né a proteinuria quantitativamente significativa. Ciò ha permesso di concludere che nei pazienti inclusi nello studio, ma probabilmente anche nella maggior parte dei pazienti nefropatici sul campo, la proteinuria è di tipo tubulare, coerentemente con la natura prevalentemente tubulo-interstiziale del danno renale.

Infine, l’associazione tra bande tubulari e PU/CU >0.2 può essere di particolare interesse diagnostico, poiché ci suggerisce che evidenziare un pattern tubulare o misto in pazienti nefropatici con proteinuria borderline (PU/CU compreso tra 0.2 e 0.4) può supportare la diagnosi di proteinuria di origine renale.

Le attuali linee guida IRIS infatti suggeriscono di monitorare i pazienti con proteinuria borderline e di instaurare un trattamento per la proteinuria con PU/CU stabilmente >0.4 (dopo aver escluso le altre cause extrarenali di proteinuria).

Sono però sempre maggiori le evidenze scientifiche, inclusa questa descritta nell’articolo, che supportano l’ipotesi che anche i soggetti con proteinuria borderline debbano essere considerati patologici e che quindi debbano subire specifico trattamento.

Può essere utile pertanto eseguire l’esame SDS-AGE proprio in questi pazienti nefropatici con costante proteinuria borderline.

 

Marco Giraldi, Med. Vet., PhD, Staff di MYLAV

Walter Bertazzolo, Med. Vet. EBVS European Specialist in Veterinary Clinical Pathology (Dipl. ECVCP); Direttore Scientifico di MYLAV.

 

 

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