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PATOLOGIA

NOVITA’ NELL’IPOTIROIDISMO CANINO

Recentemente sulla rivista VETERINARIA, è comparso un articolo pubblicato dal Prof. Fracassi e dai suoi collaboratori dell’Università di Bologna, intitolato “Ipotiroidismo canino: assenza di correlazione fra aspetti clinici e alterazioni clinico-patologiche” (Lunetta et al, Veterinaria 2019; 33: 171-178).

In questo studio si valutavano i segni clinici e le anomalie di laboratorio in un gruppo di 68 cani ipotiroidei.

 

La diagnosi definitiva veniva confermata dal rilievo di riduzione del T4 totale ed aumento del cTSH e/o da un test di stimolazione con TSH ricombinante umano (rh-TSH) compatibile (consistente in una scarso aumento dei valori di T4 dopo 6h dall’infusione endovenosa di rh-TSH).

A ciascun animale è stato assegnato uno score clinico risultante dalla somma dei vari rilievi emersi all’esame fisico. Gli animali con score clinico elevato avevano una forte indicazione clinica per questa disendrocrinia, mentre quelli con score più basso, si presentavano paucisintomatici.

Circa il 30% dei cani ipotiroidei presenta un TSH normale: si ritiene che questi cani siano in una fase più cronica della malattia e quindi potenzialmente con sintomatologia clinica più marcata.
Gli autori hanno quindi valutato se gli score clinici fossero in qualche modo correlati con le classiche alterazioni di laboratorio dell’ipotiroidismo (anemia non rigenerativa, ipercolesterolemia, aumento degli enzimi epatici, ecc.) e il profilo ormonale.

Tutti i 68 cani mostravano effettivamente una riduzione del T4 totale, mentre il TSH risultava elevato nel 72% dei cani dello studio, confermando i dati della letteratura. L’anemia era presente nel 48% dei casi, l’ipercolesterolemia nel 95%, l’ipertrigliceridemia nel 79%, l’aumento dei vari enzimi epatici in circa la metà dei cani testati. Lo score clinico, le alterazioni ematobiochimiche ed il valore del T4 totale non mostravano differenze significative tra i due gruppi (TSH elevato vs TSH normale).

In conclusione non sono emerse correlazioni significative tra i valori ormonali, lo score clinico e le alterazioni ematobiochimiche dei cani dello studio.

Pertanto le alterazioni di laboratorio, sebbene siano fondamentali per giungere alla diagnosi della disendrocrinia, non possono essere utilizzate né per valutarne la gravità clinica né sembrano in grado di poter stabilire la possibile durata nel tempo della patologia.

 

di Federico Fracassi & Walter Bertazzolo

 

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