Linee guida 2025 (iCatCare) sulla diagnosi e la gestione del diabete mellito felino

Il programma ALIVE (Agreeing Language in Veterinary Endocrinology) della Società Europea di Endocrinologia Veterinaria (ESVE) si pone l’obiettivo di uniformare gli aspetti diagnostici e gestionali delle endocrinopatie del cane e del gatto, tra cui il diabete mellito (DM).
Per DM si intende un’insieme, un gruppo eterogeneo di patologie ad eziologia multipla caratterizzate da iperglicemia persistente, causata da un difetto di secrezione dell’insulina, di sensibilità all’insulina o entrambi i meccanismi.
Di seguito vi riportiamo un riassunto delle linee guida pubblicate nel 2025 per la gestione del DM felino.
Il 75-80% dei gatti diabetici, ha una condizione simile a quanto accade nell’uomo con il diabete di tipo 2, ovvero una concomitanza di disfunzione delle cellule beta del pancreas, con parziale perdita delle stesse, ed insulino-resistenza.
Questo processo di disfunzione è autoalimentato dalla gluco-tossicità, quindi da uno stato iperglicemico prolungato, portando ad un’ulteriore disfunzione/perdita delle cellule Beta (apoptosi, esaurimento ed espressione genica ridotta del gene dell’insulina).
Nei pazienti felini, la remissione diabetica è possibile ed è definita come la non necessità di insulina esogena per almeno 4 settimane, senza segni clinici, in un paziente precedentemente con diagnosi di DM divenuto normoglicemico; questa è una condizione generalmente temporanea (settimane/mesi/anni), salvo in possibili rari casi di remissione definitiva una volta risolta la causa primaria (es. ipersomatotropismo).
Uno stile di vita ed un’alimentazione corretti , volte a ridurre l’obesità del paziente, favoriscono la remissione e ne prolungano la durata.
Identificare la remissione è possibile mediante alcuni strumenti con cui si effettua regolare monitoraggio nei pazienti diabetici: monitoraggio continuo del glucosio (es. FreeStyle Libre), fruttosamine e dipstick urinario.
Questi metodi permettono di identificare uno stato di normoglicemia persistente e/o eventi ipoglicemici. Se la glicemia rientra nel range fisiologico, il gatto non manifesterà più i segni clinici classici del DM (es. poliuria/polidipsia [PU/PD], polifagia, perdita di peso).
Ovviamente questi rilievi inducono delle azioni correttive sulla terapia impostata in precedenza (immagine 1).
Immagine 1. Box 2 dall’articolo “2025 iCatCare guidelines on diabetes mellitus in cats”, JFMS, Taylor S. et al, 2025.
Note: CGM: Monitoraggio Continuo del Glucosio; GE: glucosio ematico

Le cause di insulino-resistenza sono un aspetto fondamentale da tenere in considerazione nei gatti diabetici.
Si stima che il 20-30% dei gatti diabetici sia affetto da ipersomatotropismo (HST). Ciò rende molto importante effettuare la misurazione dell’IGF-1.
Un risultato >1000 ng/mL è suggestivo di HST, mentre rimane dubbio per valori compresi tra 700 e 1000 ng/mL. Molto spesso (>75%) i gatti con HST non presentano alterazioni fenotipiche; quindi, bisogna considerare di testare tutti i pazienti diabetici, dopo 6-8 settimane dall’inizio della terapia insulinica o con inibitori SGLT2 (SGLT2i).
Alcune indicazioni cliniche di HST potrebbero essere: stridore respiratorio, polifagia grave, aumento di peso e alterazioni cardiache.
Un’altra importante causa di insulino-resistenza, meno frequente nel gatto, è l’ipercortisolismo (sindrome Cushing).
Oltre alle indicazioni cliniche classiche della patologia (aumento di peso, sarcopenia, alopecia, addome a botte, polifagia, PU/PD), è fondamentale eseguire dei test endocrini (es. test di soppressione con desametasone a basse dosi [LDDST] e misurazione dell’ACTH endogeno. Questa condizione patologica può essere indotta anche dalla somministrazione di terapie steroidee (ipercortisolismo iatrogeno). Nei pazienti che ricevono alti dosaggi di glucocorticoidi, si può proporre l’utilizzo di dipstick urinari per rilevare precocemente la glicosuria e l’insorgenza del DM.
Altre cause di insulino-resistenza sono elencate nell’immagine 2.
Immagine 2. Box 3 dall’articolo “2025 iCatCare guidelines on diabetes mellitus in cats”, JFMS, Taylor S. et al, 2025.

Diagnosi
I segni clinici tipici del DM sono: PU/PD, polifagia e perdita di peso. Variazioni del quadro clinico possono essere legate alla presenza di comorbidità come malattia renale cronica (CKD), HST, pancreatite, UTI, ipertiroidismo, enteropatie croniche, ecc, presenti in circa il 50% dei casi.
I criteri ALIVE per la diagnosi di DM sono i seguenti:
- Glucosio ematico ≥270 mg/dL con segni clinici compatibili e almeno uno tra:
- Aumento delle proteine glicate
- Glicosuria persistente in ambito domestico (a distanza da un evento stressante)
- Glucosio ematico tra 126 e 270 mg/dL e almeno due tra:
- Segni clinici compatibili con DM
- Aumento delle proteine glicate
- Glicosuria ripetuta in ambito domestico (a distanza da un evento stressante)
Le proteine glicate a disposizione sono due:
- Fruttosamine: riflettono la glicemia dei precedenti 7-10 g precedenti al prelievo; sono influenzate dall’emivita media delle proteine sieriche (es. falsa diminuzione in ipertiroidismo e enteropatie/nefropatie proteino-disperdenti) e sono poco attendibili se il campione è emolitico;
- Emoglobina glicata A1c: riflette la glicemia dei 2-3 mesi precedenti il campionamento, perché influenzata dall’intervallo di sopravvivenza del globulo rosso; tuttavia, non è una metodica disponibile in maniera estensiva e disponibile solo in pochi laboratori.
Altre indicazioni laboratoristiche di DM, non specifiche, possono essere ematobiochimiche (aumento delle transaminasi, fPLI/lipasi DGGR, colesterolo e trigliceridi) ed urinarie (glicosuria, proteinuria, presenza di batteri +/- leucociti al sedimento).
Immagine 3. Figura 7 dall’articolo “2025 iCatCare guidelines on diabetes mellitus in cats”, JFMS, Taylor S. et al, 2025.

Gestione del DM
Generalmente si utilizzano insuline a durata d’azione intermedia o lunga con somministrazione ogni 12 ore.
L’obiettivo della terapia è quello di ridurre i segni clinici del DM e mantenere la glicemia in un intervallo compreso tra 80 e 250 mg/dL. Inoltre, nel gatto diabetico non è fondamentale somministrare l’insulina subito dopo il pasto e la razione giornaliera può essere lasciata a disposizione, in modo che sia sempre accessibile al gatto.
Esistono due importanti categorie di insuline: le sospensioni e le soluzioni. Le prime richiedono molta attenzione durante la somministrazione perché vanno miscelate con estrema cura: se la miscelazione non è adeguata, comporta una distribuzione del farmaco non controllata e quindi potenziali eventi di ipoglicemia o per contro scarso controllo glicemico. Le soluzioni invece non comportano questo rischio.
Terapia con SGLT2i
Gli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2i), agiscono a livello del tubulo renale prossimale inibendo il riassorbimento attivo di glucosio e facilitando l’eliminazione di quest’ultimo con le urine. Ciò alleggerisce il lavoro del pancreas, facendo in modo che le cellule beta potenzialmente possano recuperare la loro disfunzione.
L’unico farmaco SGLT2i disponibile in italia per l’uso nel gatto è il velagliflozin (1 mg/kg q24h PO). I pazienti che possono beneficiare di questo tipo di trattamento, devono essere in buone condizioni cliniche (“happy diabetic cats”) e non avere altre malattie rilevanti oltre al DM.
Le due principali complicazioni della terapia sono la diarrea, in genere autolimitante, e la chetoacidosi diabetica euglicemica (eDKA). Il rischio di ipoglicemia è basso e le altre possibili complicanze (es. infezione delle vie urinarie) si manifestano con la stessa frequenza dei pazienti trattati con insulina.
La terapia prevede un monitoraggio settimanale per le prime due settimane (entro le quali normalmente si evidenzia l’effetto farmacologico), per poi passare a ogni 3 mesi. Il monitoraggio della glicosuria non è utile in questi pazienti, ma è indicato monitorare la ketonuria, visto il rischio di DKA. Anche in questo caso c’è la possibilità di remissione, ma per capirlo, essendo il glucosio e le fruttosamine all’interno dei range di riferimento, è necessario monitorare il glucosio ripetutamente per valutarne l’andamento.
Nel management generale del paziente diabetico, la dieta è molto importante per favorire la perdita di peso e contrastare uno dei fattori più importanti di insulino-resistenza che è l’obesità. Le diete a basso contenuto di carboidrati (<25%) sono indicate per questo scopo.
Se il gatto presenta altre comorbidità (es. CKD, enteropatia cronica) che necessitano di approccio dietetico differente, vanno prese in considerazione nella scelta della dieta più idonea per il paziente.
Monitoraggio
Il monitoraggio del paziente con DM è prima di tutto clinico, secondo uno score (diabetic clinical score) proposto dal progetto ALIVE (Figura 4), che attribuisce un punteggio da 0 a 3, per ciascuno dei 4 parametri clinici presi in esame.
Tabella adattata da Taylor et al, 2025.

Dal punto di vista clinico-patologico, il monitoraggio può essere effettuato mediante:
- Monitoraggio continuo del glucosio (CGMS), mediante applicazione di un sensore che ha una durata di circa 2 settimane. Se il paziente lo tollera bene, questo è un metodo poco invasivo e che fornisce molte informazioni in più rispetto agli altri metodi di monitoraggio. È indicato nelle prime settimane per ottenere un controllo ottimale del diabete, e poi ogni circa 3 mesi, o se necessario.
- Curva glicemica, dove il primo prelievo per la misurazione del glucosio viene eseguito prima della prima somministrazione del mattino, poi ogni due ore, fino alla seconda somministrazione. Durante la curva, le condizioni devono essere favorevoli, evitando lo stress del paziente per avere misurazioni più accurate possibili. Inoltre, è importante utilizzare dei glucometri validati per l’uso nel gatto.
- Fruttosamine: è bene ricordare che non esistono degli intervalli di riferimento ben definiti, motivo per cui le misurazioni devono essere confrontate con il valore iniziale per valutare il trend; Inoltre, è consigliabile usare sempre lo stesso laboratorio di riferimento;
Complicazioni
La complicazione più severa del DM è la DKA/eDKA, definita come uno stato di iperglicemia (no nella eDKA), associato a ketonemia/ketonuria e acidosi metabolica. I meccanismi per cui si instaura questo processo sono i seguenti:
- lipolisi + ketogenesi (anoressia)= acidosi metabolica
- diuresi osmotica (glicosuria)= disidratazione
- sbilancio elettrolitico (K, Mg, P) per perdita osmotica e shift cellulare
I criteri ALIVE per la diagnosi di DKA/eDKA sono:
- diagnosi di DM
- ketonemia/ketonuria (misurazione sierica più sensibile perché più precoce)
- acidosi metabolica (pH <7.35 e HCO3 <15 mmol/L)
Per la concentrazione dei ketoni, non esiste un cut-off, ma una [BHB] tra 10,4 e 24,9 mg/dL deve essere monitorata con attenzione.
La gestione del paziente con DKA prevede il ricovero del paziente con immediata terapia fluida IV, terapia insulinica in CRI o IM oppure SC (glargine U100), solo dopo ripristino della disidratazione del paziente, antiemetici e supporto nutrizionale. Trattandosi di un argomento molto corposo dedicheremo a questo specifico problematica un blog dedicato.
Bibliografia: tratto da "2025 iCatCare guidelines on diabetes mellitus in cats”, JFMS, Taylor S. et al, 2025.
Antonio Tardo, Med. Vet., EBVS European Specialist in Veterinary Internal Medicine (Dipl. ECVIM); Esperto Mylav in Medicina Interna
Walter Bertazzolo, Med. Vet. EBVS European Specialist in Veterinary Clinical Pathology (Dipl. ECVCP); Direttore Scientifico di MYLAV
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