Il cane anziano: come cambia il paziente e come evolve l’approccio clinico veterinario
Negli ultimi decenni il cane ha beneficiato in modo significativo dei progressi della medicina veterinaria e dell’aumento della sensibilità dei proprietari.
Profilassi adeguate, controlli regolari, alimenti formulati sulle necessità del paziente, nelle diverse fasi di vita e una maggiore attenzione del proprietario alla prevenzione hanno determinato un allungamento dell’aspettativa di vita.
Il cane anziano è oggi un paziente sempre più frequente nella nostra pratica clinica quotidiana.
Questa evoluzione demografica impone al medico veterinario un cambio di prospettiva: la geriatria non può essere considerata un semplice parziale adeguamento della medicina applicata al paziente adulto, ma un ambito professionale con caratteristiche proprie.
Stabilire quando un cane possa essere definito anziano richiede la valutazione di differenti parametri.
L’età cronologica fornisce un’indicazione generale ma sappiamo bene che la taglia, la razza e lo stile di vita influenzano profondamente la velocità di invecchiamento.
In ambito geriatrico è più opportuno parlare di età biologica, valutando il paziente in base allo stato funzionale dei diversi apparati e considerando che la fragilità senile dipende da fattori individuali fortemente variabili.
Invecchiamento: fisiologico o patologico?
L’invecchiamento è un processo fisiologico complesso che coinvolge progressivamente l’intero organismo.
Il tempo riduce le riserve funzionali, rendendo il cane anziano meno capace di adattarsi a stimoli stressanti, malattie acute o variazioni ambientali e relazionali.
In molti pazienti i fenomeni di sarcopenia e osteoartrosi determinano condizioni di dolore cronico e ridotta mobilità.
Il sistema cardiovascolare può subire modificazioni strutturali e funzionali, così come il rene può presentare una riduzione della velocità di filtrazione glomerulare.
Anche il sistema nervoso centrale non è esente da cambiamenti col tempo e questi generano spesso ripercussioni sul comportamento e sulle funzioni cognitive. Alla base delle alterazioni comportamentali del cane anziano c’è un processo di neuro-inflammaging, un processo infiammatorio cronico, di basso grado che origina o, in alcuni casi, si attiva secondariamente da infiammazioni croniche di altri distretti.
Questo è caratterizzato da una up-regulation delle citochine pro-infiammatorie e dall'attivazione di cellule gliali (microglia e astrociti), alla base della patogenesi di malattie neurodegenerative dell’anziano.
L’importanza della programmazione di screening dei pazienti che entrano in fase geriatrica e dell’informazione rivolta al cliente è di fondamentale importanza.
Le modificazioni comportamentali, spesso campanello d’allarme di una o più alterazioni funzionali, vengono trascurate o sottovalutate.
È importante, al contrario, considerare che queste alterazioni anatomo-funzionali prese singolarmente possono essere subcliniche e manifestarsi esclusivamente con una o più alterazioni comportamentali del paziente.
L’approccio preventivo ci consente, invece, di rallentare le complicanze che aumentano in modo significativo il rischio di patologie croniche e di comorbilità complesse da gestire.
Approccio clinico al cane anziano.
La visita geriatrica assume un ruolo centrale in termini di prevenzione dell’evoluzione patologica del processo di invecchiamento. Intercettare precocemente segnali deboli di malattia e monitorare l’evoluzione di condizioni croniche già note ci consente di minimizzare l’impatto dell’esaurimento funzionale, riducendo il rischio di innescare complicazioni provocate da un aumento della fragilità del paziente.
Un’anamnesi accurata è spesso lo strumento diagnostico più potente: cambiamenti apparentemente banali, come una minore voglia di uscire, un aumento dell’assunzione di acqua o un’alterazione del ritmo sonno–veglia, possono rappresentare i primi indicatori di patologie sistemiche o di dolore cronico. Il proprietario, se adeguatamente guidato, diventa un alleato fondamentale in questo processo di osservazione.
L’esame clinico del cane anziano deve essere completo e sistematico, con particolare attenzione alla valutazione dello stato nutrizionale e della massa muscolare, spesso trascurata rispetto al peso corporeo. La perdita di massa magra è un elemento prognostico rilevante e può precedere di mesi la comparsa di segni clinici evidenti. Anche la valutazione del dolore, soprattutto in relazione alla funzionalità osteoarticolare, richiede tempo e competenza, poiché molti cani anziani non manifestano zoppie evidenti pur avendo dolore ma possono mostrare segni più sfumati di disagio attraverso modificazioni delle loro abitudini o della relazione con il gruppo familiare.
Accanto alla visita clinica, lo screening diagnostico geriatrico rappresenta uno strumento indispensabile.
Emocromo, profilo biochimico, esame delle urine, misurazione della pressione arteriosa consentono di individuare precocemente alterazioni compatibili con malattia renale cronica, endocrinopatie o patologie sistemiche. L’obiettivo non è medicalizzare il paziente anziano, ma costruire una base di dati che permetta al veterinario di monitorare correttamente i cambiamenti nel tempo, pur mantenendo il minimo grado indispensabile di medicalizzazione.
Le patologie più comuni nel cane anziano includono osteoartrosi, patologie odontostomatologiche, cardiopatie degenerative, malattia renale cronica, neoplasie e sindrome da disfunzione cognitiva.
Molto spesso queste condizioni coesistono, rendendo necessaria una gestione multimodale e personalizzata. Nel paziente geriatrico, infatti, il focus terapeutico si sposta progressivamente dalla guarigione alla garanzia di una buona qualità di vita, con particolare attenzione al controllo del dolore, al mantenimento della funzionalità e alla riduzione dello stress.
La nutrizione svolge un ruolo chiave in questo equilibrio. Diete formulate per il cane senior o per specifiche patologie possono supportare la funzione degli organi bersaglio e contribuire a rallentare la progressione della o delle malattie. Supplementi nutrizionali e trattamenti integrati ci aiutano a ridurre al minimo l’impatto della crescente fragilità sull’equilibrio emozionale del paziente, riducendo il rischio di degenerazione della funzione del sistema nervoso centrale e l’innesco della sindrome da disfunzione cognitiva.
Allo stesso tempo, è fondamentale monitorare la poli-farmacoterapia, valutando con attenzione interazioni, effetti collaterali e aderenza del proprietario al piano terapeutico.
Conclusioni
Il medico veterinario geriatra riveste un ruolo centrale nel supportare il paziente ed i suoi caregivers in questa fase di vita dell’animale.
Accompagnare il proprietario nel percorso di invecchiamento del proprio animale prevede il fornire informazioni chiare, realistiche e basate su evidenze scientifiche, senza trascurare l’aspetto emotivo.
Una comunicazione efficace permette di condividere obiettivi realistici, di riconoscere tempestivamente il ridursi della qualità di vita e di affrontare in modo consapevole anche le fasi più delicate, come le cure palliative e il fine vita.
In conclusione, il cane anziano rappresenta una sfida clinica complessa ma estremamente stimolante. Un approccio geriatrico proattivo, integrato e personalizzato consente non solo di prolungare la vita del paziente, ma soprattutto di migliorarne la qualità, rafforzando il ruolo del medico veterinario come punto di riferimento sanitario e di sostegno umano per il binomio cane–proprietario.
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Maria Chiara Catalani, Medico Veterinario, Dottore di Ricerca, Esperto in comportamento animale riconosciuto FNOVI, Esperto in IAA (Interventi Assistiti con gli Animali), Esperto in comportamento animale di Mylav.
Antonio Maria Tardo, Med. Vet. EBVS European Specialist in Veterinary Internal Medicine (Dipl. ECVIM-CA); Esperto MYLAV in Medicina Interna
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