Linee Guida iCatCare 2025: Gestione Pratica delle Patologie delle Basse Vie Urinarie nel Gatto
Le malattie delle basse vie urinarie del gatto una sfida diagnostica e terapeutica per proprietari e veterinari, perché nella loro eterogeneità possono mostrare quadri clinici sovrapponibili.
In quest’ottica, le linee guida iCatCare 2025 sulla gestione pratica delle patologie delle basse vie urinarie nel gatto rappresentano un riferimento scientifico molto utile per la pratica clinica ed in questo articolo ne sintetizziamo i punti chiave.
Pubblicate sul Journal of Feline Medicine and Surgery nel 2025 e redatte da un panel internazionale di esperti, queste linee guida non solo propongono un meticoloso approccio diagnostico-terapeutico, ma attuano anche un restyling lessicale.
Viene abbandonato il termine "FLUTD" (Feline Lower Urinary Tract Disease) perché ritenuto vago e spesso utilizzato erroneamente come una diagnosi vera e propria.
Si preferisce invece "LUT diseases", volutamente al plurale per sottolineare l'eterogeneità delle condizioni sottostanti: cistite idiopatica felina, urolitiasi, malattie infettive, traumi, neoplasie, condizioni neurologiche e anomalie anatomiche.
Queste condizioni possono presentarsi con segni clinici sovrapponibili: disuria, ematuria, periuria, pollachiuria e stranguria, riassunti dall’acronimo “LUTS” (Feline Lower Urinary Tract Signs).
L’iter diagnostico proposto è schematizzato nell'algoritmo dell’immagine 1 ed inizia con una raccolta anamnestica molto accurata che include anche aspetti ambientali e comportamentali.
Figura 1. Tratto dall’articolo “2025 iCatCare consensus guidelines on the diagnosis and managemen of lower urinary tract diseases in cats”, JFMS, Taylor S. et al, 2025.

Uno dei motivi più frequenti per i quali un gatto con LUT diseases viene portato a visita è l’eliminazione di urina fuori dalla cassetta igienica.
In questi casi occorre capire se si tratta di periuria o marcatura.
La prima avviene su superfici orizzontali ed è spesso dovuta ad una causa organica che provoca dolore, la seconda avviene perlopiù su superfici verticali ed è una forma di comunicazione o risposta ad uno stress.
L’esame obiettivo orienta gli approfondimenti successivi e deve includere la palpazione della vescica, l’esame della regione perineale e l’osservazione del mantello: l’alopecia autoindotta a carico di addome, perineo ed arti posteriori, può indicare infatti una condizione algica vescicale.
Gli esami emato-biochimici, raramente diagnostici, aiutano ad evidenziare comorbidità.
L’esame delle urine riveste un ruolo fondamentale ma è importante seguire alcuni accorgimenti per evitare errori interpretativi (immagine 2).
Le strisce reattive urinarie, comunemente usate in clinica per rapidità, nel gatto non danno risultati attendibili per il peso specifico, i leucociti ed i nitrati, per cui è necessario utilizzare il rifrattometro per il peso specifico ed effettuare l’esame del sedimento ed eventualmente l’urinocoltura se indicato.
Va considerato inoltre che nei gatti sani la cristalluria può essere un riscontro normale e non va sovra-interpretata, soprattutto in urine conservate per diverse ore e/o refrigerate.
Figura 2. Tratta dall’articolo “2025 iCatCare consensus guidelines on the diagnosis and managemen of lower urinary tract diseases in cats”, JFMS, Taylor S. et al, 2025.

In merito all’imaging, la radiologia addominale permette di individuare uroliti radiopachi.
L'ecografia è utile per identificare calcoli radiotrasparenti, neoformazioni ed ispessimenti della parete vescicale ma non consente la visualizzazione dell’uretra, pertanto, per identificare stenosi, calcoli o rotture uretrali, si ricorre all'uretrografia retrograda.
La TC e la RM sono utili per identificare anomalie anatomiche e patologie midollari/spinali.
Infine, la cistouretroscopia nelle gatte permette di visualizzare e bioptare neoformazioni o rimuovere uroliti.
Il documento prosegue con la disamina delle diverse cause di LUTS.
FIC (Cistite Idiopatica Felina)
La FIC è la causa principale di LUTS (55-65% dei casi) ed oggi non è più considerata una malattia della sola vescica ma una vera e propria patologia sistemica.
Si è a lungo pensato che il dolore originasse esclusivamente da un difetto di permeabilità uroteliale e dalle tossine presenti nelle urine: un segnale che risaliva dalla vescica al cervello.
Oggi si sa che anche fattori genetici, epigenetici e ambientali, quali stress cronico o tensione tra gatti conviventi, possono generare dolore attraverso un percorso diverso, attivando in modo alterato e persistente il Central Threat Response System, il sistema neuroendocrino responsabile della percezione della minaccia reale o presunta (immagine 3).
Le alterazioni neuroendocrine e immunitarie che ne derivano, generano dolore vescicale cronico, ma anche problemi dermatolgici (alopecia autoindotta), gastroenterici (vomito, diarrea) e comportamentali (paura, ansia, frustrazione, aggressività).
Per questo motivo si sottolinea che il paziente con FIC richiede un approccio che vada oltre la vescica, e che consideri il paziente nel suo insieme.
Figura 3. Adattata dall’articolo “2025 iCatCare consensus guidelines on the diagnosis and managemen of lower urinary tract diseases in cats”, JFMS, Taylor S. et al, 2025.

Fattori di rischio sono predisposizione genetica, esperienze negative precoci, stile di vita sedentario indoor, obesità, uso di lettiera non agglomerante, convivenza con più gatti, assenza di punti elevati di osservazione.
Alla diagnosi si arriva per esclusione, basandosi su segnalamento ed anamnesi. È solitamente autolimitante in circa 7 giorni ma tende a recidivare soprattutto se non si attua una terapia multimodale che includa la gestione del dolore, dello stress ed un’adeguata idratazione.
L’intervento terapeutico cardine in questi pazienti è il Multimodal Environmental Modification (MEMO): l'insieme di modifiche ambientali che consentono di ridurre l'attivazione del Central Threat Response System, e quindi la frequenza e la gravità degli episodi di FIC.
Include la corretta gestione delle risorse (lettiere, ciotole, punti di riposo) e la riduzione dello stress da convivenza con più gatti ed un buon arricchimento ambientale. L’obiettivo è migliorare la qualità di vita del paziente riducendo lo stress, favorire l’idratazione, diluire le urine e regolarizzare la minzione riducendo la ritenzione urinaria.
Sul fronte farmacologico, trattandosi di una malattia dolorosa, l’analgesia va sempre garantita.
FANS, oppioidi, gabapentin, pregabalin e anticorpi monoclonali anti-NGF sono delle opzioni anche se non studiate specificatamente nella FIC non ostruttiva.
Altri farmaci come il prednisolone, il pentosano polisolfato di sodio e i glicosaminoglicani non hanno mostrato un beneficio significativo. L'amitriptilina può essere considerata nei casi refrattari.
I farmaci comportamentali possono aiutare il gatto a gestire stressors ambientali o frustrazione, ma vanno idealmente utilizzati in collaborazione con un veterinario comportamentalista e sempre in parallelo alle modifiche ambientali.
Dal punto di vista nutrizionale, l’acidificazione urinaria e le diete per la struvite non sono indicate.
Sono più utili, invece, la dieta umida e la maggiore assunzione di acqua.
Se c’è la necessità di ridurre il peso corporeo, il cambio alimentare va introdotto con cautela, perché spesso i gatti obesi sono sensibili allo stress.
Fondamentale è infine la gestione emotiva e la compliance del caregiver. È importante semplificare il più possibile la terapia farmacologica, priorizzare i farmaci essenziali, offrire formulazioni alternative e programmare follow-up precoci per intercettare difficoltà pratiche.
UROLITIASI
Il 10-23% dei gatti con LUTS presenta urolitiasi.
Gli uroliti di fosfato ammonio magnesiaco ed ossalato insieme rappresentano il 90% degli uroliti del gatto e spesso sono sterili. Altri uroliti meno comuni sono quelli di urato, cistina, fosfato di calcio e recentemente sono stati descritti uroliti composti dal GS-441524, usato per il trattamento della FIP.
In presenza di uroliti occorre escludere l’ipercalcemia (presente nel 35% dei gatti con calcoli di ossalato di calcio) e condizioni predisponenti quali shunt portosistemici (urato) o patologie associate ad infezioni (CKD, ipertiroidismo, diabete mellito).
Gli uroliti di struvite possono essere gestiti con dissoluzione medica mediante dieta acidificante preferibilmente umida, mentre l'ossalato di calcio, richiede la rimozione chirurgica.
Nell’immagine 4 sono riportate le caratteristiche degli uroliti più comuni e la relativa gestione terapeutica.
Figura 4. Adattata dall’articolo “2025 iCatCare consensus guidelines on the diagnosis and managemen of lower urinary tract diseases in cats”, JFMS, Taylor S. et al, 2025.

INFEZIONI DELLE VIE URINARIE
Le infezioni batteriche sono rare nei giovani gatti sani (<3%). La prevalenza aumenta con l'età e in presenza di comorbidità come la CKD o diabete mellito.
La presenza di batteri senza segni clinici (batteriuria subclinica) non deve essere trattata.
Le linee guida sono chiare sull'uso corretto degli antimicrobici: il loro utilizzo è giustificato solo in presenza di sintomi evidenti o comorbidità ad alto rischio (es. pielonefrite o diabete scompensato a causa dell’infezione urinaria) e dovrebbe essere scelto sulla base dell’antibiogramma.
Gatti con LUTS vanno trattati con l’analgesia in prima battuta e, se si rende necessario un antimicrobico in attesa del colturale, le molecole di prima linea sono l’amoxicillina o l’associazione trimetoprim-sulfametossazolo. Le cefalosporine di 3ª/4ª generazione (es. cefovecin) ed i fluorochinoloni vanno riservati a casi gravi e mai usati empiricamente senza urinocoltura. La durata raccomandata del trattamento antibiotico è di 3-5 giorni per una prima infezione o una reinfezione, e di 7-14 giorni per infezioni persistenti o recidivanti. Nei casi di pielonefrite possono essere necessari cicli più lunghi.
OSTRUZIONE URETRALE
L'ostruzione uretrale (OU) è una complicanza potenzialmente fatale la cui causa più comune è la FIC attraverso la formazione di tappi uretrali, ma può essere causata da qualsiasi LUT diseases.
L’OU può provocare un danno renale acuto caratterizzato da iperkaliemia, acidosi metabolica, ipocalcemia, ipoalbuminemia, iperazotemia. A seconda della gravità, si può manifestare con i soli LUTS o con sintomi sistemici quali vomito, anoressia, disidratazione, bradicardia, ipotensione fino ad arrivare, nei casi più gravi ad uroaddome per rottura vescicale, shock con ipotensione ed ipotermia e morte. Tutti i gatti con LUTS devono quindi essere sottoposti al triage per identificare rapidamente questa emergenza clinica.
Figura 5. Tratto dall’articolo “2025 iCatCare consensus guidelines on the diagnosis and managemen of lower urinary tract diseases in cats”, JFMS, Taylor S. et al, 2025.

L’immagine 5 schematizza in maniera chiara l’approccio clinico e gestionale all’OU. Esami emato-biochimici, esame delle urine, radiografie ed ecografia addominali ed ECG devono essere sempre eseguiti. Il panel raccomanda di iniziare la stabilizzazione del paziente prima della disostruzione.
La fluidoterapia endovenosa è la prima cosa da fare. Le soluzioni elettrolitiche bilanciate contenenti potassio sono i fluidi di scelta in quanto correggono l’acidosi più rapidamente rispetto alla soluzione fisiologica non interferendo con la kaliemia. Si suggerisce di eseguire boli di 10-15 ml/kg in 10 minuti con monitoraggio dei parametri vitali fino alla normalizzazione emodinamica. Questa può essere eseguita in maniera non invasiva con l'ecografia point-of-care (POCUS), attraverso le valutazioni del volume del ventricolo sinistro e della distensione della vena cava caudale. La POCUS permette inoltre di valutare la presenza di overload di fluidi attraverso la scansione atrio sinistro e aorta.
In caso di iperkaliemia manifesta (FC < 160 bpm ± alterazioni elettrocardiografiche) si suggerisce l’uso del calcio gluconato.
L'uso di oppioidi è necessario e viene raccomandato il blocco epidurale sacrococcigeo (lidocaina o bupivacaina/morfina) per facilitare il cateterismo, ridurre la dose degli anestetici e avere un controllo efficace del dolore. I FANS vanno utilizzati solo se non ci sono segni di danno renale.
La cistocentesi decompressiva può essere utile ma ci sono pro e contro da considerare.
Figura 6. Tratto dall’articolo “2025 iCatCare consensus guidelines on the diagnosis and managemen of lower urinary tract diseases in cats”, JFMS, Taylor S. et al, 2025.

I cateteri urinari suggeriti sono quelli in prolipropilene, con o senza mandrino, meno rigidi e più lunghi rispetto ai comuni tomcat. Le cannule endovenose sono utili per sbloccare il tratto dell’uretra peniena e facilitare il passaggio successivo del catetere. La corretta tecnica di cateterizzazione è accuratamente descritta accuratamente viene sottolineato che la mancata distensione dell'uretra è una delle principali cause di insuccesso nelle manovre di disostruzione uretrale del gatto e può contribuire a provocare un trauma iatrogeno dell'uretra.
E' importante sottolineare che il catetere, che va tenuto in situ per 24-36 ore, deve essere sempre collegato ad un sistema chiuso, non solo per evitare le infezioni iatrogene, ma anche per monitorare la produzione urinaria poiché spesso si verifica la diuresi post-ostruzione che aggrava la disidratazione e l’ipovolemia. L’uso di farmaci antispasmodici non è raccomandato perché non ci sono ancora solide evidenze. Gabapentin e pregabalin sono utili per ridurre il dolore.
L'uso di antimicrobici profilattici è sconsigliato. Esiste una falsa credenza che il gatto cateterizzato richieda sempre una copertura antibiotica. In realtà, con un corretto utilizzo del catetere, le infezioni acquisite sono rare (circa il 13%) e l'uso indiscriminato degli antimicrobici favorisce le resistenze batteriche. Sono indicati solo se presenti segni di infezione e dopo aver eseguito un antibiogramma da urina prelevata per cistocentesi.
Se un gatto non riesce a urinare dopo la rimozione del catetere urinario, è possibile che si tratti di una recidiva e va esclusa un'atonia del detrusore e considerato anche lo stress dell'ospedalizzazione. In alcuni gatti è preferibile una dimissione esplorativa a casa, assieme ad un adeguato controllo del dolore.
NEOPLASIE
Gatti anziani con LUTS possono essere affetti anche da neoplasie. Il carcinoma uroteliale (precedentemente noto come carcinoma a cellule transizionali) è la forma più comune e contrariamente a quanto accade nel cane dove il trigono vescicale è la sede più comunemente interessata, nel gatto può colpire diverse sedi della vescica.
Per la diagnosi ci si avvale di imaging e citologia mediante cateterismo traumatico o biopsia.
Le opzioni terapeutiche includono cistectomia parziale, chemioterapia e radioterapia. In uno studio, il trattamento con FANS, associato o meno alla cistectomia, è risultato associato a tempi di sopravvivenza significativamente più lunghi.
ALTRE PATOLOGIE
I traumi possono causare LUTS. Possono essere esterni (incidenti stradali) o iatrogeni, conseguenti a cateterismo uretrale. Va ricordato che la possibilità di palpare la vescica non esclude una rottura o un trauma del tratto urinario.
Le anomalie congenite (ureteri ectopici, anomalie dell'uraco, malformazioni uretrali) sono rare e si presentano tipicamente in soggetti giovani con LUTS cronici ed incontinenza. Quest'ultima è da indagare sempre approfonditamente poiché può mascherare un'ostruzione parziale o una patologia midollare.
Ed infine la rarissima malacoplachia, associata a E. coli, che mima una neoplasia ma risponde alla terapia antibiotica.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il documento termina con un’intera sezione dedicata al MEMO (Multimodal Environmental Modification) perché è la strategia che riduce maggiormente il rischio di recidiva ed è applicabile trasversalmente a tutte le LUT diseases, non solo alla FIC.
Pertanto, in merito all'ambiente del gatto, non è sufficiente dare un consiglio a fine visita ma occorre indagare e gestire scrupolosamente questo aspetto.
È necessario che i gatti abbiano risorse multiple e separate (lettiere, acqua, cibo, aree di riposo rialzate), lettiere di dimensioni adeguate ed in numero pari al numero dei gatti più una, con substrato sabbioso agglomerante, pulito quotidianamente.
L’assunzione idrica va incentivata ricorrendo all’alimentazione umida, a ciotole di acqua larghe e distribuite in più punti della casa e alle fontanelle.
Fondamentali sono le interazioni positive uomo-gatto ed un gioco interattivo quotidiano, unitamente alla gestione delle tensioni intraspecifiche. I feromoni sintetici facciali in monoterapia non sono efficaci ma lo sono assieme alle altre strategie.
Grande attenzione va poi riservata alla comunicazione col proprietario del gatto: una comunicazione empatica e di supporto migliora l'aderenza terapeutica e quindi l’outcome.
Per concludere, queste linee guida ci danno solidi strumenti più per affrontare i pazienti con LUTS: un linguaggio più preciso, protocolli aggiornati e la consapevolezza che l'ambiente del gatto pesa quanto (se non più) di qualsiasi altra prescrizione.
Bibliografia
2025 iCatCare consensus guidelines on the diagnosis and management of lower urinary tract diseases in cats, Journal of Feline Medicine and Surgery, Taylor S., Boysen SR, Buffington T et al., 2025 27 (2).
Dr.ssa Anna Denitto, Med Vet, GPCert (FelP), Esperto in Medicina Felina di Mylav
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