La CRP nell’ipoadrenocorticismo del cane: quanto è frequente l’aumento e come interpretarlo

La proteina C-reattiva (CRP) è uno dei marker di fase acuta più utilizzati nella pratica clinica per valutare la presenza e l’andamento di un processo infiammatorio. Proprio perché è un marcatore sensibile ma poco specifico, la sua interpretazione deve sempre essere contestualizzata alla luce del quadro clinico e degli altri dati laboratoristici.
Nel cane, l’ipoadrenocorticismo spontaneo rappresenta un esempio classico di patologia “camaleontica”, in cui i segni clinici possono essere aspecifici e sovrapponibili ad altre condizioni, in particolare a patologie gastrointestinali croniche. In questo contesto, anche i marker di fase acuta possono diventare fonte di dubbi interpretativi.
Già lavori precedenti avevano richiamato l’attenzione sull’interazione tra glucocorticoidi e proteine di fase acuta. In particolare, in un studio pubblicato sul Journal of Veterinary Internal Medicine del 2024, condotto su cani con segni di malattia gastrointestinale cronica, è stato evidenziato che i cani con precedente somministrazione di glucocorticoidi (PGA) presentavano aptoglobina più alta e un rapporto CRP/aptoglobina più basso rispetto ai cani senza PGA; gli autori suggeriscono che i glucocorticoidi possano aumentare l’aptoglobina e, in corso di infiammazione, “smorzare” l’entità relativa dell’aumento di CRP, rendendo utile valutare il rapporto tra le due proteine quando si sospetta una precedente esposizione a steroidi.
Alla luce di queste premesse, è particolarmente interessante uno studio recente, pubblicato sul Journal of Veterinary Internal Medicine, che ha indagato in modo specifico quanto spesso la CRP risulti aumentata nei cani con ipoadrenocorticismo e se questo aumento sia associato a forme “tipiche” o a forme eunatriemiche e eukaliemiche, o ancora a comorbidità infiammatorie.
Lo studio ha analizzato retrospettivamente un gruppo di 51 cani con diagnosi di ipoadrenocorticismo, valutando la frequenza di CRP aumentata e la relazione con variabili cliniche (inclusa l’eventuale presenza di comorbidità infiammatoria) e con la presenza/assenza di alterazioni elettrolitiche.
Il dato più rilevante, con implicazioni pratiche immediate, è che una CRP aumentata è risultata molto frequente: 38 cani su 51 (75%) presentavano una CRP > 10 mg/L.
L’entità dell’aumento non era trascurabile: la mediana della CRP era 52,5 mg/L, con un range ampio (circa 8–191 mg/L) (Figura 1).
Figura 1 Frequenza di CRP aumentata nei cani con ipoadrenocorticismo. Dati da Tong et al., JVIM 2026.

Un altro risultato importante è che, nel campione analizzato, non è emersa una differenza significativa della CRP:
- tra cani con comorbidità infiammatoria documentata e cani senza comorbidità identificata;
- tra cani con alterazioni elettrolitiche e cani con elettroliti nella norma.
In altre parole, l’aumento di CRP sembra poter essere una caratteristica frequente dell’ipoadrenocorticismo, senza che sia necessariamente “spiegabile” da una seconda patologia infiammatoria evidente o dalla tipologia elettrolitica della presentazione clinica.
Nella pratica, una CRP alta spesso orienta verso un work-up mirato alla ricerca di un focus infettivo o infiammatorio.
Il messaggio dello studio è che, nel cane con ipoadrenocorticismo, la CRP può essere aumentata molto spesso, anche in assenza di evidenze chiare di un’altra malattia infiammatoria (Figura 2).
Figura 2 Meccanismo proposto dell’aumento di CRP nell’ipoadrenocorticismo. Schema basato su Tong et al., JVIM 2026.

Questo non significa che “la CRP non serva”, ma che la CRP da sola non dovrebbe guidare escalation diagnostiche se il quadro clinico e gli altri esami non supportano un processo infettivo/infiammatorio primario e se il paziente mostra una rapida risposta alla terapia di supporto e alla correzione del deficit ormonale.
Il collegamento con quanto riportato nello studio del 2024. è utile soprattutto nei casi in cui l’anamnesi sia incerta: quando si sospetta una precedente somministrazione di glucocorticoidi, la valutazione combinata di CRP e aptoglobina (e del loro rapporto) può contribuire ad aumentare l’indice di sospetto di PGA e quindi ad interpretare con maggiore cautela sia i marker di fase acuta sia i test endocrini.
Come sempre, è importante considerare i limiti: il recente studio, è retrospettivo; quindi, dipendente dai dati disponibili in cartella clinica e da iter diagnostici non uniformi tra i pazienti. Inoltre, la presenza di comorbidità può essere sottostimata se non indagata sistematicamente in tutti i casi.
Nel cane con sospetto ipoadrenocorticismo, una CRP aumentata è frequente e non dovrebbe automaticamente far escludere la patologia. La CRP resta un indicatore utile, ma va interpretata nel contesto clinico, insieme ai dati laboratoristici, all’anamnesi e soprattutto alla risposta alla terapia.
Riferimenti Bibliografici:
Tong MX et al. Frequency of abnormal C-reactive protein concentrations in blood of dogs with hypoadrenocorticism.JVIM 2026.
Tardo AM et al. Prevalence of eunatremic, eukalemic hypoadrenocorticism… and risk of misdiagnosis after previous glucocorticoid administration.JVIM 2024.
Stefania Golinelli, Med. Vet. Esperta Mylav in Medicina Interna
Walter Bertazzolo, Med. Vet. EBVS European Specialist in Veterinary Clinical Pathology (Dipl. ECVCP); Direttore Scientifico di MYLAV
Commenti
- Nessun commento trovato








Lascia i tuoi commenti
Login per inviare un commento
Posta commento come visitatore